Immergersi nelle profondità marine a volte può significare fare un tuffo nel passato, anche in quello lontanissimo dei nostri più illustri antenati, i romani. Ci si inoltra nel blu degli abissi al largo di Varazze, seguendo una pista tracciata nell'acqua dall'immaginazione. Due o tre colpi di pinne ancora e si apre agli occhi lo spettacolo di un relitto, con il suo carico di anfore perfettamente conservate. A compiere questa importante scoperta nei giorni scorsi sono stati i carabinieri del centro Subacquei di Voltri. Gli stessi che nell'ottobre del 2011 avevano portato a termine un'altra brillante operazione, rinvenendo nelle acque intorno all'isola di Bergeggi (Sv) il relitto del Transylvania. Questa volta, a mettere sulla giusta "pista" i sub dell'Arma sono state le numerose scoperte, avvenute fin dagli anni Trenta in quelle stesse acque, di cocci in terracotta di piccole e medie dimensioni, frutto imprevisto della pesca a strascico praticata nella zona. Pezzi di un puzzle che ha preso forma via via, grazie anche alle attività di studio dei fondali e di ricerca condotte dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Grazie anche all'ausilio di un robot, è emerso che il relitto, situato a circa 60-70 metri di profondità, potrebbe risalire all'epoca repubblicana o imperiale. Come una conchiglia che racchiude in sé una perla preziosa, la nave ha gelosamente conservato nei secoli un reperto di grandissimo valore: diverse centinaia di anfore, nascoste nella parte inferiore del relitto, ancora perfettamente intatte. Si tratta di vasi utilizzati dal I secolo a. C. al II d. C. per trasportare i prodotti più prelibati delle coste mediterranee: olio, vino, olive, salamoia. Ancora una conferma, dunque, del fatto che le rotte commerciali del mare nostrum toccavano anche il territorio ligure. Ad occuparsi del ritrovamento e delle analisi sul relitto e sui reperti saranno non solo i subacquei dell'Arma, ma anche la Soprintendenza ligure, che ha recuperato una delle anfore per compiere ulteriori analisi. Un ritrovamento "sicuramente importante e carico di conseguenze", come afferma il direttore del Museo del Mare di Genova, Pierangelo Campodonico. "Saremmo onorati di poter ospitare una sezione dedicata alla navigazione di età romana, che oggi non abbiamo spiega Campodonico Tuttavia oggi, questa disponibilità è prematura: spetterà alla Soprintendenza per l'Archeologia decidere la destinazione delle opere recuperate, che potrà seguire soltanto allo studio del relitto e al recupero dei materiali". Le "dressel" (questo il modello a cui appartengono i resti rinvenuti), oltre ad essersi conservate perfettamente, potrebbero aver mantenuto i tappi di chiusura, preservando così al loro interno residui dei generi alimentari trasportati in esse. Dalla loro analisi gli studiosi sperano di poter ottenere nuove informazioni sulla cultura e il commercio in epoca augustea. Come in un gioco di matrioske, in cui un prezioso tesoro archeologico ne racchiude al suo interno un altro di inestimabile valore.