Il sindaco: «Le osservazioni e le proposte del professor Settis sono interessanti ma con il suo metro non si potrebbe costruire nulla neanche a Padova o Treviso» VENEZIA. «C'è una nuova moda tra i potenti: profanare Venezia, in barba alle leggi e alle istituzioni». Il professor Salvatore Settis, storico dell'Arte, ex presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, spara a zero contro la politica delle «grandi opere» in laguna. E il sindaco Orsoni gli risponde per le rime. I toni sono fermi, anche se più pacati rispetto a qualche mese fa. «Il professor Settis è persona di livello», dice, «da lui accetto le critiche anche se non mi trovano d'accordo». E le accuse di «svendere la città» ai ricchi che la vogliono comprare, le trasformazioni dei palazzi sul Canal Grande in hotel, musei e centri commerciali? «Ma non è vero», si infiamma Orsoni, «a tanti abbiamo detto di no, anche se non sta a noi decidere i progetti dal punto di vista architettonico. La Torre Cardin, ad esempio, la volevano fare più vicina a Venezia. Abbiamo detto no. Ma non possiamo ingessare la città». Dalle colonne di Repubblica Settis ha denunciato ieri la «profanazione» della città storica. L'ultimo oltraggio, scrive, è il Palais Lumière firmato Pierre Cardin. 250 metri e 175 mila metri quadrati di negozi e appartamenti a Marghera, in riva alla laguna. Tre enormi torri alte due volte e mezzo il campanile di San Marco, un miliardo e mezzo di investimenti. Ma nel «museo degli orrori» Settis inserisce anche le grandi navi, che continuano a circolare in bacino San Marco nonostante il disastro del Giglio, e poi le scale mobili e la terrazza sul tetto del Fontego dei Tedeschi, a fianco del ponte di Rialto che Benetton vuole trasformare in centro commerciale. «La profanazione, anzi la visibilità della profanazione», scrive Settis, «ha una carica di modernità rampante e volgare che vuol prendersi una rivincita sul passato e umiliare Venezia». Settis, che si era dimesso dal Consiglio superiore in polemica con il governo Berlusconi, non è nuovo a questo tipo di interventi. Nel febbraio scorso aveva duramente criticato la «svendita» dei palazzi veneziani e le istituzioni «prone al volere del dio Mercato». «Arrabbiato? Ma no. Settis è uno studioso di livello, non possiamo sottrarci al confronto. Dice anche cose giuste, i toni sono propositivi, diversi da quelli di qualche comitato che si oppone e basta». Ma l'attacco è pesante. Settis parla di «affronto a Venezia» e cita progetti che l'amministrazione sta portando avanti. «Un momento. Sulle grandi navi ha ragione. Siamo stati presi in giro tutti. Hanno fatto un decreto che vale ovunque ma non a Venezia». Il Comune non ha protestato molto. «Ho sempre detto che il passaggio di quelle grandi navi davanti a San Marco deve essere ridotto. L'altra sera ho incontrato gli amministratori di Costa e Msc e anche loro hanno convenuto: per il futuro della crocieristica a Venezia non è essenziale che le navi continuino a entrare per il canale della Giudecca». Ma le alternative non ci sono e dunque tutto resta com'è. «Ci stiamo lavorando. Secondo me la soluzione migliore è spostarle a Marghera e farle entrare da Malamocco. Ma non basta denunciare i problemi, bisogna trovare le soluzioni». L'ultimo affronto, scrive il professore, è la Torre Cardin. Ma lei si è detto favorevole, il Consiglio comunale ha votato a grande maggioranza. «Non sono per niente d'accordo con lui sull' impatto della torre sulla città. Perché altrimenti non si potrebbe costruire nulla intorno a Venezia, neanche a Treviso e Padova». A Londra non hanno paura della modernità. «Certo bisogna valutare bene. Ma io credo che la torre sia abbastanza lontana da Venezia, che si possa fare». Anche qui Settis non è proprio in sintonia con le scelte della sua amministrazione. «Stavolta ha usato toni più garbati, a differenza dell'altra volta. E poi ha avanzato proposte alternative. Dice perché non portare i turisti in nave e fermarli fuori? Perché non fare il centro commerciale senza violare l'edificio rinascimentale? E infine, perché non costruire torri un po' più basse? Credo che su queste basi si possa discutere». Il terzo punto sollevato è quello del nuovo Fontego dei Tedeschi. Qui i pareri tecnici sulla terrazza e le scale mobili sono tutti negativi. Ma il Comune ha firmato una convenzione con Benetton e ha già incassato 6 milioni di euro per il cambio d'uso. «Che c'entra? il Comune ha dato il suo parere favorevole alla trasformazione del vecchio ufficio delle poste in centro commerciale. Mi pare che anche Settis convenga sul fatto che quella destinazione è compatibile con la storicità del luogo». Ma c'è di mezzo una terrazza vietata dalla legge e scale mobili che attraversano il cortile e hanno bisogno di demolizioni dei parapetti in marmo. «Sulle scelte architettoniche non ho voluto entrare e non entro. Noi aspettiamo il parere della Soprintendenza, poi porteremo la delibera in Consiglio comunale. Quell'edificio va recuperato, e speriamo di farlo nel modo migliore possibile».