NEL cuore della Darsena, in un punto chiave della città e delle trasformazioni previste per l'Expo, c'è una inedita risorsa naturale, un cantiere-evento spontaneo che nessuno aveva programmato e neanche immaginato: una sorta di oasi di vegetazione spontanea e uccelli (ma non solo) selvatici, sorta grazie alla interruzione dei lavori per quello che avrebbe dovuto diventare il parcheggio sotterraneo. Non solo arbusti, piante e fiori, ma persino alberi che in pochi anni hanno superato i 5 metri. Non si è ancora capito bene chi, come, quando e in che sede deciderà il destino di questa oasi, ma il Comune ed Expo 2015 dovrebbero rendersi conto che ormai questa sorta di boschetto lacustre è un pezzo della storia recente della città, ed è amato da molti cittadini vecchi e nuovi. Soprattutto da quelli nuovi, che non hanno nostalgia per il ricordo di una grande Darsena specchio d'acqua tutto portuale in mezzo al cemento della città e che apprezzano il gioco dell'avifauna tra bosco e canneto, anche se ci sarebbe bisogno di un po' di pulizia e di manutenzione. Ma non sarebbe difficile, volendo, con costi minimi e un po' di volontariato, gestire l'area in modo che sia all'altezza della quantità di gente che passa e si ferma, e dell'importanza del luogo. QUELLO dell'oasi della Darsena è un caso esemplare, quasi da studiare, di un nuovo bene comune sotto gli occhi di tutti, visto con favore da molti ma del quale nessuno si occupa. La Milano che vuole verde e alimentare l'Expo 2015 non dovrebbe in nome di un astratto e improbabile "dover essere" di navigabilità far fuori una curiosa ricchezza naturale come questa oasi. È impensabile che possa anche solo essere ridimensionata senza una discussione pubblica preventiva e una qualche forma di consultazione democratica. Recentemente le architette Alessandra Mauri e Francesca Oggionni hanno elaborato un semplice progetto che consente di salvaguardare una parte dell'oasi pur facendo tornare a Darsena portuale gran parte dell'area: «Tutto ciò è assolutamente fattibile e a costi modesti: la Darsena è vuota, le piante già ci sono, si tratta di definire il perimetro e collocarvi attorno un primo muretto e poi pietre che argineranno l'acqua fino ad una certa altezza». Si tratterebbe di un'isola, di 80-100 metri di lunghezza di fronte alla sponda, per una decina di metri di larghezza. A mio parere sarebbe meglio salvaguardarla tutta, ma c'è la possibilità tecnica di un compromesso. Intanto però, l'oasi dev'esser mantenuta. E se l'autunno scorso un'apertura dalla Conca del Naviglio aveva rischiato di annegare gli alberi, adesso la minaccia è la siccità. Allora l'assessore Maran era intervenuto personalmente per salvare l'oasi, si spera che succeda di nuovo.