La scoperta in un negozio d'antiquariato: due denunce per ricettazione. Ma l'indagine è ancora aperta Le opere trafugate a Bedollo di Pinè. Oggi la riconsegna TRENTO Dopo 34 anni tornano sull'altare della chiesa di Sant'Osvaldo, a Bedollo di Pinè. Forse fiaccate dal vandalismo, dalle manomissioni per camuffarle. Ma intatte. Le statue in legno, trafugate il primo ottobre del 1978, sono state finalmente ritrovate. A scoprire le opere del tardo Seicento è stato il comando tutela patrimonio culturale di Venezia. Nel mezzo di una serie di accertamenti, i militari hanno trovato le due sculture in un negozio di antiquariato, a Pordenone. Il confronto nel database dell'Arma ha confermato le ipotesi. Quella denuncia depositata dalla Provincia di Trento era talmente dettagliata che i dubbi sono stati dissipati: le due statue in vendita a io.000 euro l'una erano le stesse. L'indagine coordinata dal pubblico ministero Federico Facchin è ancora aperta ma, per ora, conta due denunce per ricettazione. L'obiettivo è ricostruire l'intera «filiera». Passaggio dopo passaggio. Dal furto a Bedollo ai giorni nostri. Intanto, prima di passare sotto le mani dei restauratori del servizio beni archivistici, le due sculture verranno riposizionate, almeno per un giorno, nella chiesetta. Oggi ci sarà infatti una cerimonia nel paese. Sarà una grande festa. Di sicuro inaspettata. Dopo tanti anni le speranze di ritrovare quelle opere scippate anni e anni fa erano davvero poche. Eppure le due «chicche» del Seicento erano a pochi chilometri di distanza, in un negozio di Pordenone. A fine 2011, nel corso di un'ispezione di routine, i militari del comando tutela del patrimonio culturale hanno fotografato le opere in esposizione in un esercizio commerciale di antiquariato. Tra quegli scatti c'erano anche le immagini di due statue Tigne. Inserendo nel database dell'arma dimensioni e descrizione delle sculture è affiorata una denuncia datata primo ottobre 1978. Nella querela, depositata dalla Provincia di Trento, veniva segnalato il furto di due opere, trafugate nella notte dalla chiesa di Sant'Osvaldo, a Bedollo. L'altare era stato completamente saccheggiato. Grazie alle testimonianze e agli accertamenti successivi le indagini hanno confermato le ipotesi: le sculture ritrovate a Pordenone corrispondevano. Di qui le prime due denunce per ricettazione. Ma l'indagine, come ribadisce con il massimo riserbo il maresciallo Mauro Zennaro, è ancora aperta. Si cerca, infatti, di ricostruire gli ultimi 34 anni. Prima di finire nelle mani dei titolari dell'antiquariato potrebbero aver subito diversi passaggi di proprietà. Quanto ai dettagli sulle opere, si tratta di due sculture lignee, alte circa 6o centimetri, raffiguranti San Domenico e Santa Caterina. Laura Dalprà, dirigente della Soprintendenza per i beni storico e artistici della Provincia di Trento ha partecipato ad ogni fase dell'indagine che ha portato al riconoscimento delle due sculture. «Non è solo un recupero di un pezzo del patrimonio del Trentino ha detto questo è un tassello della nostra storia». Certo, ci sarà da fare qualche intervento di ricovero: «I manufatti sono stati privati della policromia originale ha aggiunto I due santi rappresentati sono San Domenico e Santa Caterina, i più collegati alla devozione del rosario». In base a una prima ricognizione, le opere li legno sono state realizzate nel tardo Seicento. Difficile dare un valore. Il listino nel negozio d'antiquariato era comunque alto: io.00o euro l'una. resta ancora un tassello. Nel furto messo a segno 34 anni fa sparì la terza statua che componeva l'altare di Bedollo. La Madonna ancora non è stata trovata. Molte altre le opere, specie in legno, ancora disperse. «Il furto ha ricordato Dalprà è stato messo a segno nel corso del ventennio, dal 1970 al 199o, segnato da un vero e proprio massacro degli altari trentini». Almeno oggi, però, a Bedollo si festeggia.