Visita in anteprima al nuovo edificio che sta sorgendo in zona Tortona firmato da David Chipperfield. Aprirà nel 2013 Ora è ufficiale: nella prossima primavera Milano inaugurerà il nuovo, bellissimo museo, progettato da David Chipperfield che sta sorgendo nel cuore dell'immenso quadrilatero, in zona Tortona, occupato un tempo dall'Ansaldo, destinato nel 1999 (amministrazione Albertini) a diventare nel suo complesso la Città delle Culture. La «Domenica» ha visitato in anteprima il cantiere del nuovo edificio, posto fra le lunghe "stecche" della fabbrica (alcune già riqualificate, altre in corso di restauro), che fu originariamente commissionato all'architetto per ospitare le collezioni etnografiche del Comune di Milano, qui riunite nel Museo delle Culture Extraeuropee. Quando lo Studio David Chipperfield vinse il concorso internazionale per «La Città delle Culture», bandito dall'allora assessore alla Cultura e Musei Salvatore Carrubba con il direttore centrale Alessandra Mottola Molfino (artefici anche del Museo del Novecento all'Arengario) era il 2000. Da allora sembra passata un'era geologica: i bilanci dei Comuni si sono assottigliati sempre più per effetto della crisi, i mecenati sono diventati una merce via via più rara e i cantieri hanno languito per anni, «eppure - commenta Stefano Boeri, assessore milanese alla Cultura, Design e Moda - in totale controtendenza rispetto a ciò che sta accadendo a Roma, a Napoli, perfino a Bruxelles, Milano nel 2013 aprirà un nuovo spazio, di altissima qualità architettonica, destinato a tutte le culture contemporanee: sarà il cuore pulsante di un anello di edifici industriali riconvertiti che ospitano già oggi i Laboratori di Scenografia della Scala e tra qualche mese le Officine Creative Ansaldo (OCA), aperte alla creatività libera di associazioni, reti e movimenti cittadini, oltre al Forum della Città Mondo e al Teatro delle marionette Colla». il progetto museologico è stato dunque riorientato, diventando un «luogo dedicato all'interculturalità, dove le culture planetarie e quelle locali potranno confrontare le loro differenze e sintonie», argomenta Boeri, che della riconversione è stato il promotore. Circa 8600 metri quadrati di superficie (esclusi i collegamenti verticali, i locali tecnici, il grande parcheggio interrato) distribuiti su tre piani, una grande flessibilità di circolazione sia in orizzontale che in verticale («indispensabile quest'ultima per dare spazio ai linguaggi audiovisivi»), l'edificio è composto da un sistema di parallelepipedi grezzi («simili alle strutture industriali preesistenti» spiega Chipperfield, «Premio Mies Van der Rohe 2011» per il suo lavoro sul Neues Museum di Berlino), che al piano terra ospiteranno gli spazi pubblici (bookshop, caffetteria, didattica, biblioteca, mediateca, uffici...) oltre a uno spazio per il Forum Città Mondo (500 associazioni delle comunità presenti a Milano, da 80 Paesi), depositi e laboratori. Ma, salito lo scalone, ecco che si emerge in un alto, luminoso corpo quadrilobato di vetro opaco, una sorta di bellissimo "fiore" dalle forme fluide e accoglienti, snodo dei percorsi che di qui portano all'auditorium, agli spazi per le esposizioni temporanee (alcuni di insolita altezza) e ad altre sale destinate a ospitare piccoli nuclei delle raccolte etnografiche, posti di volta in volta a dialogare con le mostre di contemporanea che si terranno nelle aule contigue (il grosso delle collezioni etnografiche troverà posto nella "stecca" di fronte). All'ultimo piano, il bar e il ristorante, vetrati. «Ma - avverte Boeri - non sarà questo il Museo di arte contemporanea di Milano, che vorremmo invece legare al grande tema dell'arte moderna e novecentesca. Il Museo delle Culture all'Ansaldo avrà come campo largo il mondo, come protagonista una città-mondo quale è Milano e parlerà con linguaggi espressivi multipli, proprio come fa l'arte del nostro tempo: dall'antropologia ai "cultural studies", dall'immagine in movimento alla performance». La mostra inaugurale, nell'aprile 2013, affidata al curatore e consulente del Comune Francesco Bonami, sarà una riedizione della storica The Family of Man, allestita nel 1955 da Edward Steichen al MoMA di New York e rileggerà le dinamiche familiari nella società contemporanea anche nelle comunità straniere che già abitano a Milano. Ma del comitato scientifico fa parte anche Okwui Enwezor, il curatore nigeriano già direttore di Documenta 11 e oggi direttore di Haus der Kunst di Monaco, che (dopo New York e, appunto, Monaco) porterà all'Ansaldo la sua mostra The Rise and Fall of Apartheid: «una mostra storica, sul XX secolo - ci anticipa - ma con una dimensione fortemente contemporanea, che coinvolge il cinema, la fotografia e altri linguaggi». Entusiasta del nuovo museo milanese («non è finito, ma ciò che si può vedere è sorprendente: è un'architettura "leggera", non monumentale, che permetterà un dialogo vero con le opere e che in più offre un'invidiabile fluidità di percorsi. E la cupola è insieme spettacolare e avvolgente: bellissima!»), Enwezor si propone però soprattutto di intrecciare una rete di relazioni con altri musei, a partire dal suo. E il primo frutto sarà la rassegna «Post War», coprodotta da Haus der Kunst e Museo delle Culture, che rileggerà il periodo del dopoguerra con un taglio trasversale, insieme artistico, storico, antropologico e sociologico.