La Campania occupa sin da sempre una delle prime posizioni nella classifiche dei reati ambientali. A questo inglorioso primato contribuiscono il record assoluto per l'abusivismo edilizio ed i reati che coinvolgono le coste. Il rapporto di Legambiente "Mare Monstrum 2012" denuncia come i predoni del mare ogni anno compiono 5 reati per ogni km di costa, per un totale di 2387 reati di diversa natura, dal cemento selvaggio agli scarichi fognari irregolari, dalla pesca illegale alla pratica dell'acquascooter da formula uno. Ogni estate migliaia di nuovi edifici spuntano illegalmente lungo le coste per poi essere "condonati" attraverso la provvidenziale variante edilizia, che le trasforma in villette per vacanze o in appartamenti da affittare a ignari turisti. Di fronte a questo scempio selvaggio c'è chi non si ferma solo a guardare. Insieme a qualche politico "illuminato" un ruolo fondamentale svolge Legambiente Campania. Da anni si batte per salvaguardare alcune delle zone più belle in una regione, che a in alcuni tratti, ha un densità abitati-va,quindi cementificazione, tra le più alte del mondo. Un buon esempio è Paestumanità, progetto di azionariato ambientale finalizzato ad acquistare i terreni privati dell'area dell'antica città della Magna Grecia. Paestum è un'area di emergenza archeologica che si estende per circa 120 ettari di cui 25 di proprietà pubblica e 95 di proprietà privata. Il progetto, fortemente voluto dalla direttrice di Legambiente nazionale Rossella Muroni, nasce con l'obiettivo di riportare sotto tutela tutti quei terreni ricchi di resti di valore culturale che rischiano di essere devastati principalmente dall'abusivismo edilizio e dalla pratica della coltivazione agricola dei singoli privati. Infatti l'irrigazione forzata e l'utilizzo dei mezzi meccanici hanno provocato un'erosione del terreno di circa 50 cm in 50 anni, portando cosi il livello del suolo fertile al livello del suolo dove sono situati i resti archeologici. Un semplice aratro, guidato da un contadino intento a preparare il campo perla prossima semina, potrebbe portare alla luce, in modo selvaggio, anfore o pavimentazioni antiche risalenti al periodo dell'impero romano. In poche parole un gigantesco disastro culturale. Oltre a Paestum, Legambiente è impegnata a preservare l'Oasi Dunale, la naturale porta sul mare dell'antica città. L'oasi, un tempo discarica e parcheggio abusivo, oggi è uno degli ultimi esempi di sistema dunale della costa campana, dato che negli ultimi decenni sono stati consumati più dell'80 delle coste sabbiose e del loro relativo ecosistema. Quella di Legambiente non è una solo battaglia ambientale ma anche di sviluppo economico sostenibile. Perché come con fierezza ci racconta Lucio Capa, direttore dell'Oasi, «serve la consapevolezza che attraverso il ripristino e la salvaguardia della bellezza si può creare un'economia responsabile».