Dopo l'inaugurazione in autunno dell'ascensore tutto è rimasto fermo Cinque milioni senza ritorno CINQUE milioni di euro sprecati? È il dubbio che nasce visitando il Forte di Exilles in questi giorni d'estate. Sono passati tre anni dal termine dei restauri di tutto il primo piano, le maniche nord e sud sopra il Cortile del Cavaliere. La Regione e il Museo della Montagna di Torino avevano inaugurato le nuove parti recuperate del Forte nell'ottobre 2011, ma in realtà ancora oggi sono chiuse e non visitabili. Si tratta di ben cinquantacinque stanze, circa 16mila metri quadrati, tutti ancora vuoti. Eppure nell'ottobre scorso l'assessore alla Cultura della Regione, Michele Coppola, aveva promesso: «La rinascita del Forte rappresenta un nuovo punto di partenza per il rilancio della Valsusa e dei comuni olimpici. Ora si apre una nuova stimolante fase: continuare a lavorare insieme perché il Forte, grazie al nuovo ascensore scavato nella roccia e alla Mostra Olimpica, diventi la calamita di un sistema culturale e turistico che vede nei Comuni olimpici i principali protagonisti ». Nove mesi fa l'assessore aveva annunciato «un incontro con tutti i soggetti interessati per portare al Forte il museo dello sci, che oltre alla collezione coinvolga imprese del settore e i marchi più importanti ». Peccato che, dopo quasi un anno, nulla di quanto promesso sia stato realizzato e le riunioni siano servite a poco. È stata un'inaugurazione «virtuale », perché a oggi solo poche stanze sono state rese fruibili: le cosiddette «Sale del Diamante », che ospitano il Museo Olimpico, ossia alcuni cimeli e ricordi dei Giochi di Torino 2006 che prima erano stati depositati all'ultimo piano del Museo di Scienze Naturali. Tutto il resto degli spazi non è accessibile: gli antichi alloggi dei militari, le galere, il salone del comandante rimangono stanze con gli ingressi chiusi e neanche visibili dall'esterno. Anche se sono stati spesi numerosi quattrini per farle rinascere. E non ci sono neppure pannelli illustrativi o cartelli, che invece sarebbero utilissimi per aiutare i visitatori a capire che cosa ospitavano quelle cinquantacinque sale, e a raccontare come sono stati spesi quei 5 milioni di euro di soldi pubblici, oltre che per rendere merito al prezioso lavoro di restauro conservativo fatto a suo tempo dallo Studio Pession di Torino. Il progetto iniziale era stato promosso dall'ex presidente della Regione Mercedes Bresso, con l'obiettivo di rilanciare Exilles sul modello di quanto avvenuto in Valle d'Aosta con il Forte di Bard, che ormai è diventato il fulcro degli eventi turistici e culturali della regione autonoma. Dentro la fortezza doveva trovare spazio anche un ristorante d'élite, come è avvenuto con successo al Castello di Rivoli con il Combal.Zero di Davide Scabin. Ma al contrario, chi visita oggi il monumento dell'alta Val Susa trova gli stessi spazi museali inaugurati 12 anni fa, con le due solite aree espositive: quelle dedicate all'architettura militare e alle truppe alpine. Nulla di nuovo, e quindi poche prospettive di crescita. Come si spiega? «Stiamo tenendo aperto il Forte di Exilles con grandi difficoltà, a causa dei tagli al settore cultura da parte della Regione spiega Aldo Audisio, direttore del Museo della Montagna Nelle due maniche restaurate non è stato ancora definito alcun allestimento, e attualmente non ci sono prospettive, anche perché in alcune delle stanze dovevamo ospitare una mostra temporanea, che però non abbiamo potuto installare perché non è stata finanziata». «Stiamo tenendo aperto il monumento con la minima funzionalità continua Audisio tenendo conto dei problemi economici che in questo momento hanno gli enti pubblici. In futuro, quegli spazi chiusi al pubblico potrebbero ospitare il museo dello sci. Sul fatto che manchino anche pannelli e cartelli illustrativi, cercheremo di rimediare, per quanto ce lo consentiranno le nostre finanze».