Portati alla luce un deposito di anfore da trasporto di tipo greco-italico (IV- III sec. a. C.) e i resti di una casa ellenistica con le canalette dell'acqua (nelle due foto in alto, da sinistra a destra), oltre ai muri di un'abitazione del IV-III sec. a. C. con vari ambienti e un oscillum del III secolo a. C. trovato in via Cicerone (nella foto in basso da sinistra a destra). I primi tre rinvenimenti sono avvenuti in via Ettore Romagnoli Da tempo per mancanza di fondi non vengono condotte campagne di scavi nei siti più importanti più importanti, ma le scoperte archeologiche negli ultimi 18 mesi ci sono state egualmente ed anche rilevanti. Sono state effettuate tutte al quartiere Caposoprano durante lo scavo per le fondamenta di nuove abitazioni. Sono emersi anfore, monete, tratti di mura, resti umani e corredi funerari: Gela si rivela un grande scrigno che ha ancora tanto da restituire. Le indagini nell'ultimo anno e mezzo hanno interessato soprattutto la via Ettore Romagnoli e la via Cicerone consentendo di acquisire ulteriori e talora sorprendenti informazioni sull'estensione, la qualità urbanistica le fasi di vita dell'antica colonia. Così la Soprintendenza ha ampliato le sue conoscenze su via Romagnoli dove già nel 2006 e nel 2009 erano emersi vari e lussuosi edifici residenziali dell'età ellenistica. Nuovi scavi e nuove scoperte in via Romagnoli: la sala da banchetto e la stanza della tessitura I recenti scavi hanno restituito numerosi tratti murari spesso collegati fra loro a delimitare vani e complessi abitativi datati, sulla base dei rinvenimenti ceramici e monetali, al IV sec. a. C. Le verifiche stratigrafiche hanno in più casi consentito di individuare almeno due fasi costruttive, riferibili rispettivamente alla prima metà del secolo e alla fine del IV, inizi del III sec. a. C., confermando dunque un'occupazione prolungata di questi settori urbani in età ellenistica. In almeno un caso il terrazzamento sul quale sorgeva il complesso abitato era contenuto da un poderoso muro rettilineo, a grossi blocchi squadrati, lungo oltre 5 metri lineari. Per alcuni di questi vani o complessi è stato possibile suggerire una funzione o una destinazione specifica, in base alla natura dei reperti rinvenuti. Ad esempio, il consistente ritrovamento di frammenti vari di piatti a vernice nera, di vasellame da mensa in genere e strumenti metallici da taglio, sembra riconducibile al corredo di una sala da banchetto. La presenza concentrata di almeno nove pesi discoidali in terracotta, privi di decorazione e ricollegabili all'uso del telaio, ha indotto invece a identificare l'ambiente corrispondente come un vano destinato alla tessitura o ad attività femminili in genere. L'area sacra In via Romagnoli è stata portata alla luce un'area, purtroppo mal conservata, a probabile destinazione religiosa e forse pubblica. E' uno spazio aperto a pianta quadrangolare, accuratamente pavimentato, accessibile dal lato Ovest e rifinito sui versanti Est e Sud da una bassa cornice bombata a rilievo. Il piano calpestabile era stato realizzato con particolari accorgimenti tecnici, compattando minuti frammenti ceramici misti a sabbia, inerti e rado ghiaietto di fiume. A contatto del pavimento giaceva riversa una statuetta di divinità femminile in terracotta assai lacunosa, con resti di acconciatura a trecce sulla spalla superstite, il che lascia ragionevolmente ipotizzare una destinazione votiva della struttura. Poco distante, un grande blocco monolitico centrale di forma parallelepipeda, con faccia superiore piana e regolare, circondato e racchiuso fra coppie di blocchi minori e attorniato da fossette contenenti frammenti ceramici, scorie e frammenti metallici, oltre che monete in bronzo, sembra potersi interpretare come una superficie destinata a pratiche rituali. Verosimilmente collegato con quest'area per la quale è stata ipotizzata una destinazione sacrale, è un deposito di dieci anfore da trasporto di tipo punico, anch'esse databili tra fine IV e inizi del III secolo a. C, rinvenute allineate entro una fossa rettangolare. Rimane tuttora da spiegare l come mai le anfore risultassero di fatto defunzionalizzate, poiché tutte private della parte superiore cioè dell'imboccatura. Un'efficiente rete idrica Ricorrente, negli spazi esterni posti a servizio degli edifici indagati in via Romagnoli, è poi la presenza di canalette destinate a convogliare e irreggimentare il flusso delle acque. Ne sono state individuate almeno due, formate da serie di coppi in terracotta o da serie alternate di coppi e di tegoli a sezione poligonale, in quest'ultimo caso probabilmente con lo scopo di creare salti di quota atti a facilitare lo scorrimento delle acque. Dotate di adeguate pendenze, affiancate da sistemi di protezione e talora caratterizzate da innesti e derivazioni secondarie, le canalette denotano in questi nuovi quartieri una crescente attenzione per le infrastrutture utilitarie e per una più efficace gestione delle risorse idriche che dovevano sin d'allora abbondare nell'area, come sembra confermare la diffusa presenza all'intorno di pozzi e cisterne ancora in uso in età contemporanea. Nelle vicinanze è stato trovato un altro deposito di anfore acrome da trasporto. Sono 11 anfore di cui quattro integre e sette frammentate ma ricomponibili per intero all'interno di una fossa appositamente intagliata nel banco roccioso. Si tratta di anfore di tipo greco-italico, diffusamente attestato a Gela in ambito ellenistico (fra IV e III sec. a. C.) e riconfermano in la cronologia d'uso del settore indagato. "Il quadro che le indagini più recenti contribuiscono a confermare e definire per l'età ellenistica - dice la dott. Guzzone -è dunque quello di una estensione progressiva e durevole dell'abitato nel settore occidentale della collina di Gela, dominato dal poderoso complesso delle fortificazioni di Capo Soprano e vivacizzato dall'impianto del nuovo porto commerciale. La nuova struttura portuale dovette certo svolgere un ruolo trainante nel popolamento di questi quartieri. A partire da allora si registra infatti il sorgere, in questa locazione panoramicamente privilegiata in vista del litorale, non solo di grandi dimore residenziali come Villa Iacona, ma anche l'impianto di un'edilizia per così dire minore, destinata cioè ad un'utenza ordinaria, e tuttavia urbanisticamente evoluta e qualificata". Le sepolture La sfera funeraria è documentata, nella stessa via Ettore Romagnoli, dal ritrovamento, in livelli antecedenti l'abitato ellenistico, di alcune sepolture fra loro ravvicinate e caratterizzate da differenti ritiuali funerari. Notevole quella riferita a due adulti, rinvenuti in larga parte combusti nel luogo stesso dell'incinerazione, ed accompagnati dall'inumazione di un infante, semplicemente adagiato al di sopra di uno dei due. Il corredo funerario, pertinente ai due adulti, era costituito da pochi vasi acromi di produzione locale (una oinochoe e una coppa biansata) databili tra la fine del VI e gli inizi del V sec. a. C. Significativo anche il ritrovamento di una inumazione riferibile ad un soggetto in giovane età deposto con le braccia raccolte sull'addome e le gambe ripiegate e adagiate di profilo. Che si tratti di una giovane donna sembrerebbero provare due circostanze concomitanti: la presenza nel corredo funerario di alcuni monili in bronzo (bracciale ed orecchino), e la presenza al di sotto delle gambe di un bacino in terracotta contenente lo scheletro di un neonato, protetto da uno scodellone capovolto. Un probabile, commovente caso di giovane madre col suo bimbo, deceduti contemporaneamente e rimasti uniti anche nella tomba. La datazione si pone, in base al modesto corredo ceramico (coppa a vernice nera imitante modelli attici) entro gli inizi del V sec. a. C. Una terza sepoltura, documentata dalla presenza di ossa umane, risultava sconvolta dalle ramificazioni delle radici di un vicino albero di palma. "Abbiamo così la conferma -conclude la dott. Guzzone - che sul finire dell'età arcaica e agli inizi dell'età classica il quartiere di Capo Soprano era interessato da lembi delle necropoli (progressivamente estese verso i settori occidentali della collina) in attesa di consolidare, col secolo successivo, la propria vocazione abitativa" Oggetti funerari di via Cicerone. Altri importanti riinvenimenti sono stati effettuati durante i lavori edili in Via Cicerone con la messa in luce, in un'area già sconvolta da precedenti interventi, di due fosse circolari di differenti dimensioni. La prima, del diametro di circa 80 cm, profonda circa un metro e parzialmente rivestita da tratti di tegole piane, era probabilmente una sepoltura contenente, oltre a pochi resti ossei forse appartenenti a un bambino, numerosi frammenti di vasellame in parte ricomponibile e per lo più databile a età ellenistica. Spicca un oscillum integro in terracotta, con volto di Gorgone in rilievo, con guance paffute ed orecchini a bottone (tipica produzione geloa di fine IV -inizi III sec. a. C.). L'altra fossa, anch'essa circolare, del diametro di circa tre metri, conteneva un deposito, stratificato su quattro livelli, formato da moltissimi reperti ceramici e metallici, entro cui è stato possibile individuare una quarantina di reperti. Vi sono tra questi, anfore di tipo greco-italico, un bacino acromo con impressioni digitali, lucerne, unguentari coppe e ciotoline (a volte rinvenute impilate una nell'altra), parti di una statuetta femminile di divinità con alto copricapo (una piccola matrice fittile con volto di Dioniso del tipo "con capelli a fiamma". Ancora una volta la cronologia prevalente del materiale rimanda al IV sec. a. C. La fossa, da porsi comunque in relazione con l'attività funeraria, può interpretarsi come un semplice scarico, o come un deposito, un luogo di raccolta di suppellettili ed oggetti impiegati per la celebrazione di riti funebri connessi con vicine sepolture. Le indagini di archeologia preventiva sono state condotte negli anni 2010-2012 dalla Soprintendenza di Caltanissetta, alla cui direzione si sono avvicendati gli architetti Matteo Scognamiglio, Angelo Alù e quindi Salvatore Gueli, attuale Soprintendente. Carla Guzzone, responsabile dell'Unità Operativa beni archeologici ha curato la direzione degli scavi, seguiti sul terreno dagli archeologi Marina Congiu, Lavinia Sole, Ivana Vacirca e Gianluca Calà, mentre la documentazione grafica e i rilievi sono stati eseguita da Marco Cocciadiferro, Iorga Prato e Antonio Catalano. L'assistenza tecnica ai cantieri è stata fornita da Fabrizio Motta e Salvatore Barbera. m. c. g. 05082012
La Sicilia
5 Agosto 2012
SICILIA - Nuove scoperte a Caposoprano: sono i resti della città ellenistica
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