L'ex sindaco su Palais Lumière: «Un progetto megalomane, ma a caval donato... Occasione da non perdere per Marghera. Non mi piace, ma a caval donato non si guarda in bocca. Questo, in soldoni, il pensiero di Massimo Cacciari sul «Palais Lumière. di Pierre Cardin. «Un progetto megalomane, vecchio nell'idea. Il palazzo - analizza Cacciari - altro non è che un grattacielo, e non c'è niente di più vecchio e stereotipato di questo. Quindi niente di nuovo e niente di nuovo e niente di stupefacente». Al di là di ogni considerazione storico-estetica sull'opera - che l'ex sindaco di Venezia ammette di non conoscere a fondo - per Cacciari il palazzo di luce di Pierre Cardin è un'occasione da non perdere. «Senza dubbio è un'occasione da non perdere. Una zona, quella di Marghera, che potrebbe avere benefici dall'intervento sia dal punto di vista economico sia da quello delle bonifiche dei siti». Ma è sull'impatto paesaggistico del grattacielo di Cardin che Cacciari va in controtendenza. «Non penso che da Venezia poi deturpi alcunché - immagina Cacciari - anzi, può essere una visione». Se Cacciari promuove con riserva il «Palais», ecco che invece boccia senza mezze misure le «anime belle» che contestano il mega progetto dello stilista novantenne. E non solo quello. Intervenuto a margine dell'incontro di presentazione del festival di politica organizzato dalla Fondazione Pellicani per il prossimo settembre, Cacciari non ha lesinato bacchettate, forse stanco del clima di «continua lamentela» che adombra Venezia. «Mi stupisco - attacca Cacciari - che queste anime belle non si siano mai accorte, per esempio, di quel che è successo con il Mose. Lì sì che c'era una battaglia per il paesaggio e contro lo spreco di denaro pubblico». Cacciari ha voglia di dire la sua «Questa continua lamentela non la capisco Ma dove vivono quelli che criticano. Perché non se la comprano loro e non le fanno loro le opere? Non capiscono le difficoltà dei tempi che stiamo vivendo?». E non capiscono, a quanto pare, l'intervento dei privati, pronti ad investire e restaurare pezzi importanti del centro storico veneziano. «Mica dappertutto puoi avere Pinault o la Fondazione Praga. Sarebbe bello avere sempre il mecenate per ogni palazzo che si libera». Ragionamento che serve per dare un'altra promozione con riserva. Quella per il Fontego dei Tedeschi. Cacciari ammette di aver dato, prima della scadenza del suo mandato, un'occhiata al primo progetto di restauro. Un intervento che però non aveva ben impressionato l'ex sindaco di Venezia. «Il progetto iniziale non lo avrei mai appoggiato, così com'era a me faceva schifo. Certamente - conclude Cacciari - qualunque cosa accada al Fondaco, sarà meglio di prima». Come per Cardin, è la filosofia del piuttosto di niente, meglio piuttosto.