Ci sono nomi che tutti i milanesi conoscono, come Castello Sforzesco, Palazzo Reale e Planetario; ci sono nomi che qualcuno ha orecchiato, come Museo di Storia Naturale e Acquario civico; ci sono infine nomi nei quali ben pochi si sono imbattuti, come Casa Boschi di Stefano e Museo di Storia contemporanea. Ci sono, infine, nomi da declinare al futuro: essi rimano con Arengario, Museo del Novecento, Città delle Culture... Minimo comun denominatore dei soggetti del nostro elenco: appartenere alla città. Sono i Musei civici, quelli nei quali dalla scorsa estate l'assessore alla cultura Salvatore Carrubba ha deciso di far pagare l'ingresso. Ermanno Arslan, soprintendente al Castello, disse al Giornal. «Ben fatto. La gente apprezza ciò che paga». Così è stato: i Musei civici hanno voglia di uscire dallo stantio guscio dei «musei secondari» (quelli con le collezioni fisse) e farsi conoscere al pubblico, che sta imparando ad amarli. I musei sono tanti e ancora di più le novità al loro interno in questi ultimi anni. Ci pensa Ada Masoero, giornalista, critica d'arte e curatrice di mostre, a guidarci in questo bel viaggio: ha infatti da poco dato in stampa un volume, I musei civici di Milano. Presente e futuro (Abitare Segesta Editori) che, in quasi trecento pagine e varie immagini della «città che cambia», tasta il polso dei musei cittadini. La salute, lo diciamo subito, è buona (anche se c'è ancora molto da fare). Cominciamo dai dati: è da quelli che l'autrice del saggio (edito in italiano e in inglese) è partita per una disanima che non vuole elencare i tesori esposti o nascosti nei musei meneghini (ne sono già pieni gli scaffali) ma analizzare compiutamente l'opera di rinnovamento che negli ultimi sette anni è stata fatta per ridisegnare, più nitido, il profilo di questi enti. Dicevamo, i numeri: sette anni, 24 musei coinvolti (tra cui spiccano il Castello Sforzesco e Palazzo Reale), oltre 162 milioni di euro erogati per il progetto, 26 milioni di euro dalla Fondazione Cariplo per i soli lavori al Castello, L'indagine del volume è precisa e non trascura nulla: sono descritti i «luoghi museali» (vecchi, nuovi e rinnovati) e le raccolte di ciascuno di essi, con particolare attenzione alle nuove acquisizioni. Non basta: silenti ma operosi lavoratori (molti dei quali decisamente dietro le quinte) prendono la parola per raccontare i «loro» musei: sono i direttori, i conservatori e poi anche gli architetti chiamati a rinnovare gli spazi della cultura di una città che pare essersi tolta di dosso la paura di rinnovare. Infine, le immagini, declinate al presente e al futuro. Sfogliate il volume: troverete elaborazioni grafiche raffinatissime che simulano i progetti in corsi d'opera, come l'Arengario, e foto d'epoca, come i lavori del gruppo Bbpr allo Sforzesco. Di tutto questo e altro ancora questa sera (ore 18, sala degli Arazzi, Palazzo Reale) discuterà l'autrice, insieme all'assessore alla cultura Salvatore Carrubba e a Pier Giuseppe Torroni, presidente dell'Aim (Associazione interessi metropolitani) in una chiacchierata condotta da Marco Carminati, giornalista del domenicale de Il Sole-240re. Al tavolo anche Pier Giovanni Castagnoli, direttore della Galleria civica ai arte moderna e contemporanea di Torino, Fernando Mazzocca, docente di Storia della Letteratura artistica dell'Università di Milano, Mauro Natale, docente di Storia dell'Arte all' Università di Ginevra e Alessandra Mottola Molfino, direttore del settore Cultura del comune di Milano.