Grandi magazzini di Rem Koolhaas «rimandati» a settembre: le scale mobili e la copertura in vetro del tetto, entrambi retrattili, vanno ridisegnati. Nel pieno del dibattito e delle polemiche sul Palais Lumière a Marghera, l'atteso (il sindaco mercoledì ha detto: «Il tira e molla è vergognoso») parere di Direzione regionale per i beni culturali e Sovrintendenza sul restyling del Fontego dei Tedeschi è arrivato. Ieri palazzo Ducale ha inviato i documenti a Ca' Farsetti, e a quanto pare, nelle pagine non c'è la bocciatura su tutti i fronti che alcuni chiedevano, ma viene chiesto di «riconsiderare alcuni interventi per renderli più consoni all'immobile». Poche parole per dire che la trasformazione non è stata cassata. «E' apprezzabile la possibilità di fruizione dell'immobile che rischia di peggiorare l'attuale stato di degrado», scrivono Palazzo Ducale e da Roma il Comitato tecnico scientifico del ministero ai Beni culturali. In realtà non ci può essere ancora un parere negativo a tutti gli effetti, perché il progetto di Koolhaas è ancora in fase di preliminare, ma è stata inviata un'indicazione su come procedere nella redazione dei disegni definitivi. Se dunque Edizione Pro-perty (che ha acquistato l'immobile dalle Poste), e i futuri gestori del grande magazzino (La Rinascente), vogliono far diventare i loro progetti realtà dovranno modificare il recupero progettuale così come l'hanno pensato e presentato. Il problema? La copertura in vetro sul tetto e le scale mobili (contestate da comitati e associazioni come Italia Nostra e bocciate da diverse archistar) che salgono dalla corte interna del palazzo fino all'ultimo piano. Per Koolhaas e i suoi collaboratori sono il fiore all'occhiello della trasformazione tanto da far brevettare un sistema di sollevamento modulare. Quello che però per l'archistar di Rotterdam è rivoluzionario, per i Beni architettonici è troppo invasivo e impattante. Ad esempio: una porzione di 120 centimetri di pietra cinquecentesca deve essere rimossa dalla balaustra del secondo piano per far spazio alla scala che invaderebbe una corte in pieno stile veneziano. Troppo per Palazzo Ducale, ma se Koolhaas spostasse e rimpicciolisse la scala stessa, i problemi potrebbero essere risolti. Molti detrattori del recupero puntano l'indice proprio contro il meccanismo, ma l'esempio di Coin (poco distante), dove le scale sono «nascoste» da strutture e arredi interni di un immobile vincolato, apre le porte a un compromesso. Anche perché l'ad di Rinascente Alberto Baldan, il 10 luglio aveva detto: «Un grande magazzino senza scale mobili non si può fare». Nella relazione inviata a Ca' Farsetti mai una volta è citata invece la terrazza sul tetto, del resto il progettista dopo i primi no, aveva optato per una soluzione diversa proponendo una copertura apribile. Anche questa però dovrà essere ripensata. Da ultimo Palazzo Ducale e Beni culturali chiedono di effettuare «saggi esplorativi» per capire se esistono elementi archeologici nonostante le pesanti manomissioni che l'immobile ha subito negli anni '30 con l'inserimento un po' ovunque di cemento armato (c'è anche dentro le travi lignee) e la creazione di uffici postali negli anni '50. «Il coordinamento tra analisi filologica della fabbrica e il suo uso futuro deve essere maggiore», si legge nella nota. Rem Koolhaas dunque dovrà ripensare l'intervento, apportando le modifiche richieste, nonostante abbia sempre espresso la sua contrarietà a questa ipotesi. L'archistar però è in buona compagnia: prima di lui anche Tadao Ando si è visto rifiutare i disegni di Punta della Dogana, prima di arrivare al progetto così come lo vediamo realizzato oggi.