Dieci giorni per trovare un accordo con il sovrintendente Carlo Fontana e convincerlo a lasciare la Scala con una separazione consensuale. La missione è stata affidata a Gabriele Albertini dal consiglio d'amministrazione della Fondazione durante la riunione di ieri, durata quasi tre ore. Risultato: il cda è stato riconvocato il 24 febbraio e per allora ci si aspetta che il sindaco (nel suo ruolo di presidente della Fondazione Scala) riesca a convincere il sovrintendente ad abbandonare prima del tempo l'incarico che scade a novembre. Al sovrintendente Fontana il consiglio concede più che l'onore dell'armi, un elogio a trecentosessanta gradi, che ricorda il «valido contributo in quasi tre lustri di impegno manageriale, culminati con la trasformazione della Scala da ente lirico a fondazione e con il radicale rinnovo del Teatro Piermarini». Nonostante tutti i meriti di Fontana, però, il Cda ritiene «indispensabile e urgente» assicurare al teatro «unicità di indirizzo e di gestione» e «ripristinare un clima di entusiasmo e di piena collaborazione». Decisione che suscita «perplessità» in consiglio comunale. Carla De Albertis, di An, ha convocato per mercoledì 23 la commissione cultura «sulle criticità economiche e gestionali della Fondazione Scala». Fontana ha già assicurato la sua presenza e oggi partirà l'invito per Albertini o per un suo delegato del Cda. «Ci chiediamo quale sarà l'entità economica di un'eventuale buonuscita e se questo abbia senso a pochi mesi dalla scadenza del mandato suo e di tutto il consiglio», spiega De Albertis. Critica anche l'opposizione. I Ds per bocca di Marilena Adamo chiedono un consiglio comunale straordinario e vorrebbero conoscere i verbali del Cda. Rifondazione comunista insiste sulla «sproporzione tra responsabilità di cui sono investiti i soci privati e il loro effettivo sostegno». Secondo il Cda della Scala, però, la situazione è pesante e tra il maestro Riccardo Muti e Fontana esiste una «divergenza di vedute che perdura e purtroppo si è acuita» anche dopo la nomina di Mauro Meli alla direzione della Divisione Scala. Il Cda ha anche messo l'accento sulla congiuntura economica particolarmente negativa per la Scala. Così, tra gli obiettivi prioritari c'è quello di riuscire a ottenere fondi, seguendo due strade. La prima è «sensibilizzare il governo» sulla grave situazione delle fondazione liriche. La seconda strada è affrontare con i fondatori pubblici e privati il tema di un incremento straordinario delle entrate. Insomma, battere cassa ovunque e comunque sia possibile. Il Consiglio ha anche esaminato la relazione del consigliere Paolo Sciumè sui dossier che riguardano Meli, inviati dal magistrato Caccamo a Gabriele Albertini. Il Cda aveva già dato fiducia a Meli quando si erano diffuse le prime notizie sul dossier. Ieri, la relazione di approfondimento ha confermato che nulla di rilevante è emerso sul conto direttore della divisione Scala. Conclude infatti il comunicato: «Gli elementi raccolti non inficiano il rapporto di lavoro a suo tempo instaurato con il Maestro Meli».
Milano. La Scala vuole un divorzio consensuale con Fontana
Il consiglio d'amministrazione della Fondazione Scala ha convocato Gabriele Albertini per affrontare la missione di convincere il sovrintendente Carlo Fontana a lasciare la Scala con una separazione consensuale entro dieci giorni. Il Cda ha anche elogiato Fontana per il suo contributo in quasi tre lustri di impegno manageriale, ma ha deciso di richiedere un'unità di indirizzo e gestione per il teatro. La decisione suscita perplessità in consiglio comunale e ciò ha portato a una convocazione della commissione cultura per affrontare le criticità economiche e gestionali della Fondazione Scala. Il sindaco è chiamato a convincere Fontana a lasciare la posizione prima del tempo.
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