PARTIRÀ all'inizio del 2013 sotto lo sguardo vigile della Soprintendenza il cantiere di risanamento delle Porte Palatine, finanziato con quasi 600 mila euro dalla Compagnia di San Paolo. Nei giorni scorsi la giunta comunale ha approvato il progetto preliminare, sbloccando i soldi messi a disposizione dalla fondazione bancaria. E nei prossimi mesi sarà iniziata l'indagine conoscitiva del monumento per conoscere i punti precisi su cui intervenire, per poi redigere il piano esecutivo. I segni del tempo si fanno sentire anche per il monumento, giunto finoa nostri giorni nonostante duemila anni di storia. Le radici delle erbacce cresciute negli anni scavano in profondità, si infiltrano tra i mattoni fino a creare vere e proprie crepe, aprendo la strada a infiltrazioni d'acqua e muffe che intaccano la terracotta. Il restyling permetterà di porvi rimedio, restituendo piena salute all'unica testimonianza ancora in piedi dell'epoca romana a Torino, risalente al primo secolo avanti Cristo. Sarà un'operazione quasi chirurgica. Tutte le piante infestanti, le muffe e le sostanze esterne che col tempo si sono depositate sulle murature saranno rimosse. E le strutture indebolite dallo scorrere del tempo, alcune a rischio di distacco, saranno rafforzate. «Il monumento non versa proprio in ottime condizioni e in alcune parti lo stato di degrado è elevato», spiegano i tecnici Settore Edifici per la cultura. Tanto da richiedere «interventi urgenti per la sua conservazione». Per le Porte Palatine non sarà la prima volta. La loro storia è stata costellata di restauri, spesso rimasti incompiuti, da quando a metà Ottocento si cominciò a liberare la struttura dalle costruzioni posteriori. Fino ai lavori di recupero mai finiti degli anni 30 e del 1990, quando la Porta venne nuovamente ristrutturata, risparmiando però mezza torre ovest, quella che oggi risulta la più degradata. Ma, fatti salvi alcuni interventi urgenti eseguiti l'anno scorso sul muro romano, tutta una parte della struttura non viene toccata dai restauratori da oltre 70 anni.