NEW DELHI L'India, facendo crescere il proprio rapporto con l'Italia, affiderà a Roma anche un ruolo di «ponte» per rafforzare la partnership con l'Europa, «una realtà che è ormai percepita pure qui come il più grande mercato economico e la più rilevante unione politica del mondo». Carlo Azeglio Ciampi ha i bioritmi alle stelle nonostante 13 ore di cerimonie, incontri e pranzi di lavoro, quando alle 11 di sera tira le somme della prima giornata a New Delhi. Spiega che il gigante asiatico ci dimostra «un'attenzione e un'amicizia» ben più profondi della rituale «identità di vedute» sintetizzata nei dossier diplomatici. Insomma: c'è un'apertura di credito che, dopo l'accordo siglato dalle autorità indiane con l'Ue nel novembre scorso a l'Aja, lo fa sperare in un «dialogo davvero strategico». Tale da qualificare oltre la sfera degli affari la «ripartenza» del nostro Paese qui, «dopo che per vent'anni avevamo quasi abbandonato il campo». E' il primo risultato politico della missione, e lo confermano soddisfatti il ministro degli Esteri, Fini, e i suoi colleghi di governo Marzano, Moratti e Urbani, giunti in delegazione. «Una sfida di lungo periodo», quella di irrigare con nuove formule le relazioni bilaterali tra Italia e India. Che, per il capo dello Stato, può essere vinta facendo leva anche sulla «condivisione di principi comuni: democrazia, solidarietà, convivenza tra culture diverse, multilateralismo». Un capitolo, quest'ultimo, evocato con reciproci riconoscimenti ieri tra Ciampi e diversi interlocutori istituzionali, a partire dal premier Manmohan Singh (i due si conoscono fin da quando entrambi erano al vertice delle Banche centrali delle due Nazioni). Con l'Italia lodata per i suoi sforzi in seno all'Ue, al G8 e all' Onu, e con l'India «di cui tutti dimentichiamo che è il secondo Paese musulmano del mondo» per il «processo di stabilizzazione che persegue in quest'area difficile». Ovvio che, in un simile clima, venga subito sgombrato un potenziale motivo di contrasto: la riforma del Consiglio di sicurezza al Palazzo di Vetro. Tema che Fini sdrammatizza così: «La nostra proposta è nota, ma certo non contestiamo il diritto di New Delhi o Berlino a domandare di esservi cooptati; esprimiamo solo il timore che una riforma non largamente condivisa produca divisioni nella fase costituente». Tra vertici e incontri, la firma di sei «accordi operativi»: di cooperazione politica e nei campi del restauro, istruzione e ricerca, programmi spaziali congiunti, aiuti al credito, finendo con pesca e acquacoltura. Sullo sfondo, la richiesta italiana di «rimuovere alcune difficoltà di accesso al mercato, come dazi e barriere tariffarie, restrizioni ai capitali stranieri, complessità burocratiche» in modo che non sia ostacolato lo sforzo al quale il nostro Paese si prepara. A sostenere la partnership potrebbe esserci pure una testimonial d'eccezione, Sonia Gandhi, la vedova piemontese di Rajiv, che guida il partito di maggioranza. Ciampi la riceve per 40 minuti e ha con lei un dialogo che comincia in italiano per passare poi all' inglese (un modo per rispettare l'identità indiana in cui lei si riconosce) e le esprime «ammirazione per lo sviluppo del benessere a tutte le classi sociali». Le dice: «L' ho vista alla tv, l'altra sera. Teneva un comizio davanti a 100 mila persone. Sono rimasto impressionato del calore che la circondava. Mi piace pensare che anche la democrazia di questo Paese affonda le proprie radici su figure di carisma e cultura, al punto che il Mahatma citava Mazzini come esempio di ideali democratici e fratellanza fra i popoli». «Sì risponde Sonia Gandhi . Ho sentito parlare di Mazzini anche dal grandfather Neru». E proprio al sacrario del Mahatma Gandhi, Franca Ciampi si concede un fuoriprogramma nelle sue corde. Legge su una lastra di marmo «i sette peccati sociali del malgoverno» che lui predicava (politica senza principi, ricchezza senza lavoro, piacere senza morale, ecc.), e dice: «Questa lapide dovremmo portarla in Italia. Sarebbe una lezione per tutti».