SI DEVE ad Antonio Bertola, primo architetto civile e militare di Vittorio Amedeo II, maestro delle fortificazioni, dalla Cittadella torinese a Fenestrelle, oltreché capo degli ingegneri per la difesa di Torino durante l'assedio francese del 1706, se la Porta Palatina è ancora in piedi pur con i tanti riman e g g i a m e n t i subiti dal 1400 ai giorni nostri. Il duca di Savoia la voleva demolire, nonostante fosse lì dal primo secolo dopo Cristo. Ma il «valentissimo» Bertola, rammenta Giuseppe Torricella in "Torino e le sue vie", gli mostrò «l'importanza di conservare lo storico monumento che fu risparmiato dai secoli, e l'antico edificio rimase» ospitando nelle torri prima, a partire dal 1724, le carceri del Vicariato, e in seguito il reclusorio femminile. Nota all'epoca romana come la Porta Principalis Dextera che permetteva l'ingresso attraverso i fornici (o varchi) carrai al cardo maximus, e successivamente ribattezzata Porta Palatina per la vicinanza, dice il Torricella, del «vetusto palazzo che per diversi secoli fu la reggia dei sovrani di Torino», fu dimora dei longobardi «e vuolsi che più tardi vi dimorasse Carlo Magno, Carlo il Calvo, ed altri imperatori e re». Nel 1404, dopo un lungo degrado, si decise di aggiungere «i merli che incoronano le due torri» e quindi «quella specie d'attico che sormonta l'edificio intermedio». Quando, agi inizi del '700, Vittorio Amedeo II ordinò un vasto rinnovamento urbanistico e architettonico, la Porta Palatina avrebbe dovuto essere abbattuta, tuttavia Bertola, come si è visto, suggerì al sovrano di salvare la più imponente testimonianza della Torino romana. La storia ottocentesca ci racconta che l'antica Porta Principalis Dextera, esaurita la sua non certamente esaltante funzione carceraria, venne sottoposta a un primo restauro nel 1860. Questo divenne massiccio allo sbocciare del Novecento, allorché l'architetto Alfredo d'Andrade, il c r e a t o r e d e l Borgo Medioevale del Valentino, diventato soprintendente alle Belle Arti, s'impegnò a rip o r t a r l a a l l e forme il più possibilmente originarie, o quantomeno quattrocentesche. Altri interventi avvennero negli anni Trenta, peraltro piuttosto contestati, e i cui esiti furono di isolare la Porta dall'abitato urbano circostante. L'ultimo risale alla Torino che «non sta mai ferma» delle Olimpiadi del 2006. Il parco archeologico ideato da Aimaro Isola, da Giovanni Durbiano e da Luca Reinero può piacere, ma può pure originare il giudizio opposto soprattutto per quelle strutture murarie che, secondo i critici, hanno ben poco a che fare con i Romani.
TORINO - Quel testimone di un passato imperiale che Vittorio Amedeo voleva abbattere
La Porta Palatina di Torino è un edificio storico che risale al primo secolo dopo Cristo e fu costruito dai Romani. Fu demolita nel 1404, ma fu riportata in piedi grazie all'intervento di Antonio Bertola, primo architetto civile e militare di Vittorio Amedeo II. Nel corso dei secoli, l'edificio subì diversi interventi di restauro, tra cui uno nel 1860 e uno più massiccio nel Novecento, curato dall'architetto Alfredo d'Andrade. Negli anni Trenta, ci furono interventi che isolarono la Porta dall'abitato urbano circostante.
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