La Carta di intenti va rafforzata con riferimenti al patrimonio culturale del Paese E' una bella notizia che Vendola abbia apprezzato la carta d'intenti presentata da Bersani e abbia confermato la volontà di un percorso comune col Pd in vista delle primarie e della formazione di una coalizione di governo. Tuttavia sarebbe un grave limite se la Carta d'intenti rimbalzasse nel dibattito pubblico solo come occasione per ribadire vicinanze e lontananze tra le forze politiche del centrosinistra e si appannasse quella che era ed è la sua funzione fondamentale, quella di spostare finalmente il dibattito politico sui contenuti e suscitare per questa via una larga partecipazione di associazioni, di movimenti, di "personalità e persone" che vogliano contribuire al progetto. Per questo è urgente avviare assieme al confronto fra le forze politiche e i leader, che rischia a livello di comunicazione di massa di ridursi al dibattito su chi parteciperà alle primarie, aprire una discussione franca e aperta sul merito della Carta d'intenti. Sul merito di quel che c'è, sul merito di quel che manca. Comincerò proprio da qui, da quel che non c'è. Ho cercato invano nella Carta un riferimento men che distratto alla ricchezza culturale del Paese, al suo Patrimonio culturale, ma anche al suo teatro, al suo cinema, ai suoi musei e alla sue biblioteche. Eppure molti - dalle tante dichiarazioni in proposito del Presidente Napolitano al recente Manifesto lanciato dal Sole 24 Ore - individuano proprio nella cultura la risorsa decisiva che il Paese possiede per far fronte alla crisi e promuovere un nuovo sviluppo. Non solo. La difesa del patrimonio culturale vecchio e nuovo del Paese è stato il terreno su cui si è aggregato un vasto arco di forze, contro la protratta trascuratezza e inerzia del potere politico, e contro l'involgarimento della politica ai tempi di Berlusconi. È un'assenza grave. Per lo straordinario peso diretto e indiretto che ha oggi la cultura nei conti economici del Paese. Perché costituisce il "brand" più potente a disposizione delle imprese italiane che vanno nel mondo, e che portano con sé la bellezza della propria arte e del proprio paesaggio. Perché il turismo culturale è una risorsa economica decisiva a disposizione del Paese. Perché le iniziative culturali e le imprese "creative", quelle che nascono e si sviluppano a partire dalla densità culturale dei territori, sono oggi il più importante bacino occupazionale per giovani qualificati. Oggi tutto questo è a rischio. I tagli al lavoro pubblico che presiede alla conservazione e alla tutela hanno abbondantemente superato il livello di guardia; i tagli ai settori e quelli agli Enti locali mettono a rischio il tessuto diffuso della creatività culturale. Molto si è fatto per impedire lo sfascio, e importante è stata l'iniziativa, anche parlamentare, del Partito Democratico. Ma di fronte alla crisi che si aggrava il tema va sottratto a una logica puramente difensiva e settoriale, per diventare un asse fondamentale della proposta strategica che il centrosinistra presenta al Paese. Perché il confronto per aprire al Paese la strada dello sviluppo sostenibile è prima di tutto un fatto culturale. Di fronte alla crisi dell'economia di carta, la cultura ci richiama alla terra. Alle cose, agli uomini, all'intelligenza, alla creatività, al lavoro artigiano della mente, delle mani, del cuore. Di fronte all' insostenibilità, non solo ambientale ma anche economica e sociale, di un modello di crescita basato sullo spreco di territorio, di aria e di suolo, ma anche di persone e di intelligenze, la cultura ci richiama al valore di quello che dura. Che va custodito, di cui va fatta manutenzione, a cui dare valore. Perché la cultura, la bellezza del patrimonio che il nostro Paese ha prodotto e produce, non è solo un mezzo per lo sviluppo, ma può e deve esserne anche il fine. Un elemento essenziale del nuovo mondo possibile, da progettare dentro e oltre la crisi.
Solo valorizzando la cultura l'Italia arriverà allo sviluppo
La Carta d'intenti del centrosinistro è stata apprezzata da Vendola, ma il suo contenuto è stato criticato per non includere riferimenti al patrimonio culturale del Paese. La cultura è considerata una risorsa decisiva per lo sviluppo del Paese, ma è a rischio a causa dei tagli al lavoro pubblico e ai settori culturali. Il centrosinistro deve aprire una discussione franca e aperta sul merito della Carta d'intenti e sulle sue lacune, e deve includere la cultura come asse fondamentale della sua proposta strategica. La cultura può essere il fine e non solo un mezzo per lo sviluppo. Il centrosinistro deve progettare un nuovo mondo possibile dentro e oltre la crisi.
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