Ma con un debito pubblico di 1972 mld bisogna porsi il problema Curiosamente, sono ieri apparsi in contemporanea due articoli di Vittorio Sgarbi, dedicati, sia pure in parte, al patrimonio artistico italiano: da non alienare, secondo l'autore, nemmeno in piccola parte, ma semmai da incrementare. Sgarbi polemizza sul Corriere della Sera ("Ma il patrimonio d'arte italiano non si può vendere") con Barbara Rose che qualche giorno prima, nel supplemento La lettura, aveva con chiarezza sostenuto: «Pensate quanto gioverebbe all'arte italiana contemporanea la decisione di aprire gli immensi depositi in cui è costituito il patrimonio storico in eccedenza, venderne il contenuto e destinare il ricavato alla promozione degli artisti viventi!" Secondo Sgarbi, si tratta di una proposta "imbarazzante, ricorrente, impraticabile, oscena",in quanto "nulla, in Italia, è in eccedenza, se non qualche prodotto seriale archeologico, di modestissimo interesse per qualunque collezionista o museo". A conferma della necessità di comprare e non vendere, Sgarbi esalta gli acquisti pure in tempi di crisi: il Giornale rileva che «il ministero si aggiudica sette straordinarie tele barocche di Gregorio de Ferrari per 700mila euro. Valgono 15 milioni". Le argomentazioni di Sgarbi hanno un indubbio peso, oltre che fascino, perché l'idea di alienare una parte del patrimonio artistico italiano desta in molti, forse in quasi tutti, raccapriccio. Tuttavia, va pure detto che né lo Stato né gli enti pubblici proprietari di quadri, chiese, monumenti, sculture, monete, archivi, biblioteche, sono in grado neppure semplicemente di conservarli. Figuriamoci se possono restaurarli, renderli fruibili, darli in godimento. A maggior ragione oggi che il debito pubblico sfiora i 1.972 miliardi di euro (secondo l'agghiacciante debitometro, sempre aggiornato, dell'Istituto Bruno Leoni) bisognerebbe porsi proprio il problema di una parziale alienazione e locazione dei beni culturali pubblici. Può darsi benissimo che, come nota Sgarbi, i minori messi in vendita renderebbero poco. Tuttavia anche la vendita di qualche decina di anonimi secentisti o di ignoti settecenteschi produrrebbe somme piccole, ma utili per il restante, ingente patrimonio da salvare.
Per Sgarbi il patrimonio d'arte italiano non si vende
Il patrimonio artistico italiano è oggetto di dibattito tra Vittorio Sgarbi e Barbara Rose. Sgarbi sostiene che il patrimonio non si può vendere, mentre Rose propone di aprire gli immensi depositi in cui è costituito il patrimonio storico in eccedenza e venderne il contenuto per promuovere gli artisti viventi. Sgarbi considera questa proposta "imbarazzante" e "oscena", mentre Rose sostiene che nulla in Italia è in eccedenza e che gli acquisti possono essere utili per il patrimonio. Il ministero ha già acquistato sette tele barocche di Gregorio de Ferrari per 700mila euro. Il debito pubblico italiano è di 1.
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