Parla Roberto D'Agostino, presidente della società che gestisce l'intero complesso Il restauro si può chiudere. «No ai "ferri da stiro" nel giro di 3 o 5 anni». Sì alla Coppa America» VENEZIA. L'Arsenale, tornato finalmente a Venezia, sarà parte integrante della città. Non più biglietti o permessi per entrare e neanche cancelli chiusi dopo le 18. Lo aveva già accennato il sindaco Giorgio Orsoni, ma il presidente di Arsenale Spa, Roberto D'Agostino, è ancora più esplicito: «Sarà uno spazio aperto alla città e accedervi dovrà essere naturale quanto entrare in campo San Polo». D'Agostino ricorda come la "riconquista" dell'Arsenale non è un fatto improvvisa, frutto di un blitz in Parlamento, ma un disegno pianificato almeno undici anni fa. Che cosa succederà ora? «Fino a oggi ci si è mossi più o meno sull'onda del Piano particolareggiato: polo produttivo, polo scientifico, polo militare e polo culturale. Ora bisognerà un po' ripensare quella divisione un po' schematica delle funzioni. Dal mio punto di vista, significa favorire e trovare quelle attività che consentano all'Arsenale di essere aperto il più possibile alla gente. L'Arsenale non è un grande ufficio o un museo che chiude alle 18». Questo vale anche per l'acqua? «Certamente. La Darsena deve mantenere le parti funzionali all'uso della marina, ma sono poca cosa. Il resto deve essere utilizzato dai cittadini sapendo che si entra in un luogo pregiato, come nel cortile di palazzo ducale. Niente "ferri da stiro", ma sì a barche di Coppa America, barche veneziane o comunque all'altezza del luogo». L'Arsenale avrà finalmente le risorse per la riqualificazione. «Ci sono le concessioni delle parti utilizzate, ma ci sono anche molte parti vuote che potranno essere messe a reddito e le entrate, consistenti, serviranno a tutto l'Arsenale. Se la Marina, ad esempio, non riesce a realizzare il progetto degli Squadratori, i soldi dovranno servire per aiutare anche quello. La Marina non è esclusa, la Marina è parte dell'Arsenale». Come sarà l'apertura al pubblico? «Bisognerà utilizzare i fondi a cominciare da tutte le parti di immediato uso della cittadinanza. Bisogna che i luoghi siano attrezzati per ricevere la gente. Entro la prima settimana di settembre trasferisco gli uffici nella Tesa 105, che sarà il nuovo ingresso dell'Arsenale Nord. Quello sarà un ingresso aperto e chi vuole entrare lo potrà fare. Con le risorse che ci saranno a disposizione, nel giro di 3-5 anni si potrebbe concludere il restauro di tutto il complesso». Finora, però, l'Arsenale è visto come una serie di compartimenti stagni. «Gli spazi comuni saranno gestiti in modo unico in accordo con i gestori e dovranno essere percorribili. Sarà da fare anche un ragionamento con la Biennale che per molti mesi l'anno tiene i suoi spazi chiusi. Oggi va bene così, perché molte parti sono pericolanti, ma domani si può pensare all'Arsenale come un sistema di calli, di campi e di fondamenta».