IL 19 luglio sulle pagine di Repubblica, l'ideatore e ormai ex direttore del Madre, Eduardo Cicelyn, è intervenuto sulle vicende del Museo con un articolo in cui si citava un documento, tenuto segreto da oltre sette mesi in Regione, dal titolo "I Cinque Cerchi". Ora, finalmente, il documento è stato pubblicato sul sito del Madre, in occasione dell'ormai leggendario "bando di concorso internazionale" che prende consistenza dopo lunga gestazione. I "Cinque Cerchi" delineano le future attività del Madre e l'uso delle risorse pubbliche per ora stanziate (5,65 milioni), rendendo esplicite le preoccupazioni di Cicelyn. Il Madre smette d'essere un museo pubblico di arte contemporanea, alla stregua dei più importanti musei internazionali di questo tipo, per diventare un organismo ibrido, pubblico-privato, che, in mancanza di una collezione permanente (scomparsa quando non si è stati più in grado di assicurare sorveglianza e assicurazioni) si rivolge alla Fondazione Morra Greco. Cioè a una galleria privata e partecipata della Regione, con spiccata predilezione per artisti esordienti. Il fine è di poter «mostrare l'arte più avanzata, discussa e sperimentale, senza implicazioni di musealità». Si potrebbe discutere sul perché di una tale scelta, potendo contare in città su attività private di più lunga storia e prestigio, da Lia Rumma a Peppe Morra ad Alfonso Artiaco, a Trisorio, ma non è solo questo il problema. Perché un museo pubblico che gestisce fondi europei deve condizionare le scelte del nuovo direttore con le collezioni e le aspirazioni di un privato? E come si concilia questa scelta con la generica volontà di allestire «grandi mostre di alta qualità citiamo dal documento ufficiale in collaborazioni con le maggiori istituzioni europee e internazionali in coordinamento con le iniziative connesse ai grandi eventi cittadini, Forum delle culture, Coppa America, Club di Napoli». Tramontati o trascorsi i "grandi eventi", cosa dovrebbe fare il nuovo direttore per «assicurare alla città e ai suoi ospiti e visitatori le migliori capacità curatoriali disponibili in sede internazionale, le più vivaci proposte artistiche, e i nomi più attrattivi, discussi e apprezzati del panorama artistico»? Certificare iniziative altrui? Torna anche l'idea, già sperimentata con il Pan, di offrire residenze agli artisti che volessero trarre ispirazione dai fascinosi luoghi di Napoli e della Campania, con «esito espositivo», quindi di affrontare la «scarsa frequentazione di musei di arte contemporanea » da parte del pubblico campano (quali? L'unico che c'era, ora è vuoto) con «approcci innovativi», che si concretizzerebbero nella prosecuzione delle attività già sperimentate con successo dalla originaria gestione del Madre, ovvero «un programma di intervento educativo e sociale, con attività volte all'avvicinamento all'arte per bambini anche in età prescolare». Dopo queste dichiarazioni di intenti, il documento chiarisce la reale portata della "rivoluzione" operata dalla nuova gestione del Madre: «rivolgere la propria attenzione al territorio, alle sue dotazioni, alla cultura che vi è diffusa, assicurando il contatto e l'influenza reciproca tra gli attori pubblici e privati di tutta la regione, i quali possano così reciprocamente giovarsi gli uni degli altri, sostenersi vicendevolmente per rafforzarsi tutti, anche culturalmente. Una strategia con dimensione davvero regionale, che dunque presta attenzione ai soggetti più rilevanti nelle varie province, oltre Napoli, puntando alla promozione di un vero e proprio Sistema animato dagli enti pubblici e dai protagonisti della cultura dell'oggi (studiosi, esperti, operatori del settore, artisti, galleristi, collezionisti, critici, operatori culturali e artistici, imprese), prevedendo l'allestimento delle mostre e degli altri eventi culturali in diversi luoghi della Campania ». In pratica una sorta di assessorato alla cultura che può distribuire risorse di origine comunitaria, fondi, patrocini e sovvenzioni secondo il collaudato sistema "a pioggia", utile a fini propagandistici ed elettorali. Ma non c'è solo la Campania, si può collaborare con altre regioni (per ora la Puglia) e rivolgersi all'area del Mediterraneo come a quella della Mitteleuropa, alla Russia e al Brasile, alla Cina e al Sud Africa, non solo con mostre di arte, ma anche con eventi collaterali e programmi multiformi. Ora il problema non è, come molti continuano a credere, se si tratta di essere pro o contro Cicelyn, pro o contro Bassolino. Bisognerebbe piuttosto chiedersi: è giusto o meno che in nome dello spoil-system si sia cancellato l'unico museo d'arte contemporanea di Napoli, che la città aveva atteso e auspicato per anni, per sostituirlo con un organismo di vaghe intenzioni e di incerto futuro? L'autore, collaboratore di "Repubblica", è stato il direttore del progetto Mediateca del Madre e della iniziativa "Una politica dell'arte per i giovani" e ha curato le ultime tre mostre presso il Museo Madre
NAPOLI - COME USARE IL MADRE PER FORAGGIARE CLIENTELE
Il direttore del Madre, Eduardo Cicelyn, ha pubblicato un documento segreto per oltre sette mesi, intitolato "I Cinque Cerchi", che descrive le future attività del museo e l'uso delle risorse pubbliche. Il Madre smette di essere un museo pubblico di arte contemporanea e diventa un organismo ibrido, pubblico-privato, che si rivolge alla Fondazione Morra Greco, una galleria privata e partecipata della Regione. Il documento chiarisce che il fine è di mostrare l'arte più avanzata e discussa, senza implicazioni di musealità. Tuttavia, ci sono preoccupazioni sulla scelta di un privato per gestire fondi europei e sulla generica volontà di allestire grandi mostre.
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