Ho letto gli ottimi articoli di Mario Pirani, L'arma letale per distruggere Venezia (17 luglio), e di Salvatore Settis, La distruzione di Venezia tra mega-navi e grattacieli (31 luglio), e sono felice di vedere che il mio quotidiano ritorna sul gravissimo problema del transito delle grandi navi da crociera in Bacino San Marco. La situazione è comparabile a un progetto allucinatorio di una mente folle perché il rischio di un altro incidente, tipo la tragedia che ha colpito i passeggeri della nave da crociera all'Isola del Giglio, è costantemente in agguato con effetti devastanti per la sopravvivenza di Venezia. A quanto detto vorrei solo aggiungere due note. L a prima: osservare dall'alto di un ponte di nave, a 60 metri dal livello dell'acqua, una città che mediamente raggiunge con le sue case i 15 metri d'altezza, non è solo irrispettoso e pericoloso ma lo stravolgimento totale dell'immagine di Venezia. Questa, oltre che da calli e "campi", è sempre stata guardata dall'acqua: dai rii e dai canali la visione della città è dal basso verso l'alto; tanto che Venezia, dall'acqua, appare addirittura elevata. Quando poi la marea è bassa, andando "in barca" come diciamo noi veneziani, se ne possono persino vedere le fondamenta di sostegno che, anche se spesso consunte, palesano la natura di questa città creata dagli uomini: uomini coraggiosissimi che l'hanno costruita sull'acqua rubandola all'acqua. Non va infatti dimenticato, e questa è la mia seconda nota, che gli antichi veneziani hanno deviato ben tre fiumi, il Piave, il Sile e la Brenta, per far vivere Venezia. Gli odierni armatori attentano invece alla sua sopravvivenza con i loro "immensi scatoloni galleggianti" (Silvio Testa). Se davvero vogliono far conoscere la vera Venezia ai loro clienti, fermandosi alle bocche di porto, li trasferiscano a Venezia con vaporetti vari e organizzino per loro gite in barche a remi che non provocano moto ondoso, non inquinano e non minacciano di morte Venezia. Anna Pellanda - Ai tre eventi che minano Venezia segnalati dall'articolo di Salvatore Settis del 31 luglio vorrei aggiungerne un quarto, annoso ma in drammatico peggioramento: il moto ondoso. Taxi e barche a motore di ogni tipo sfrecciano nei canali di Venezia e della Laguna in barba a tutti i limiti di velocità. Oramai avventurarsi con piccole imbarcazioni in bacino di San Marco o nel canale della Giudecca è impresa quasi suicida e scendere e salire sui mezzi pubblici squassati dalle onde richiede doti ginniche di cui la stragrande maggioranza dei cittadini veneziani è completamente sprovvista. E le autorità cittadine che fanno? A giudicare dai risultati niente. Stanno a guardare. Piero Costantini