SFREGIO a due passi dalle Terme di Caracalla. In una delle aree sottoposte a numerosi vincoli paesaggistici, storici e monumentali, ecco che dietro la fitta vegetazione spunta un serpentone di cemento. «Come è possibile che una zona di così straordinario valore sia stata preda di abusi edilizi per giunta dichiarati condonabili? », domanda Italia Nostra in un appello al Comune e alle Soprintendenze. PER il complesso, in origine utilizzato come vivaio, oggi si vuole avere la destinazione a "servizi privati". «È certo che qualsiasi uso di questo tipo comporterà ulteriori lavori, adeguamenti, parcheggi, aggravando lo sfregio già inferto all'area », attacca Italia Nostra. Il serpentone di circa 700 metri quadrati, prima celato da una fitta vegetazione, sorge in una delle zone più preziose di Roma tra la via Appia Antica, nel suo primo tratto dopo piazzale Numa Pompilio e le Mura Aureliane, lungo via delle Terme di Caracalla. «La tutela era stata riconosciuta oltre cinquant'anni fa continua l'associazione ambientalista L'attuale Piano paesistico regionale individua per tutta quell'area una tutela integrale anche se il provvedimento è recente, così come il vincolo archeologico di emanazione. Il diabolico meccanismo dei condoni edilizi non ha risparmiato gli straordinari valori riconosciuti alla zona nel secolo scorso e riconfermati dalle recenti disposizioni».