Si pensa di proporla alle aziende per organizzarvi master «Bisogna fare qualcosa per non essere mummificati» PISA Mentre in Italia tante prestigiose ville sul mare sono state messe in vendita a prezzi ultraribassati (quella di Soru a Villasimius in Sardegna, la Feltrinelli all'Argentario, la Volpi a Sabaudia, l'Altachiara della contessa Vacca Augusta a Portofino, tanto per citarne alcune), una celebre villa pubblica cerca invece la via del rilancio. La villa del Gombo in San Rossore, patrimonio del Quirinale dal presidente Gronchi fino a Scalfaro, e oggi di proprietà della Regione, si trasformerà in resort di lusso. Il progetto, ancora in embrione presto sarà presentato al presidente della Regione Enrico Rossi è stato elaborato dal presidente del Parco di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli, Fabrizio Manfredi. La conferma viene dallo stesso Manfredi che chiarisce: «Puntiamo a un modello di gestione che possa salvaguardare e rilanciare questa splendida villa, da qualche anno disabitata, mirando ai circuiti internazionali per una clientela d'eccellenza. La villa potrebbe essere ad esempio la sede di master che le grandi aziende offrono ai loro manager. Non capisco perché li facciano alle Seychelles e non possano venire a San Rossore dove c'è un'oasi naturalistica unica nel suo genere al mondo, a un tiro di schioppo da piazza dei Miracoli e al centro della Toscana, la regione che attrae più turisti d'élite in Italia. La ricettività è di alcune decine di posti, ad hoc per questo tipo di fruizione. Certamente dovremo farla pagare a prezzi di lusso, in modo da supportare gli elevati costi di gestione». Ma San Rossore non vuole perdere la sua prerogativa turistico-sociale e pubblica, incentrata sull'accoglienza residenziale e giornaliera, anche qui con un cambio di passo. «Purtroppo a San Rossore dice Manfredi corriamo il rischio di essere mummificati, cioè di vedere un grande patrimonio naturalistico, ambientale, culturale ed economico sempre più esposto alla consunzione perché non abbiamo le risorse, in termini di mezzi e di personale, per salvaguardarlo. Ma qualcosa, con le nostre gambe e con gli enti che ci danno una mano, possiamo fare lo stesso, guardando sempre ad una fruizione pubblica che però va potenziata e qualificata. E allora lo sforzo da fare subito è quello di migliorare la ricettività soprattutto puntando a un potenziamento della foresteria e del centro visite della Sterpaia, ma anche facendo del punto di ristoro presente un luogo di eccellenza enogastronomica. La qualità paga e bisogna crederci fino in fondo». Certamente un freno alla gestione di San Rossore è lo scarso personale che deve gestire un'estensione di 4.800 ettari, in un mosaico di ambiente naturalistico miracolosamente integro e protetto, sottoposto però a un progressivo degrado che va quotidianamente combattuto. «Una volta dice Sergio Paglialunga, direttore del parco la tenuta di San Rossore aveva più di 60 persone alle dipendenze della presidenza della Repubblica. Dopo il passaggio alla Regione avvenuta negli anni Novanta, il personale si è notevolmente assottigliato arrivando oggi a circa 20 dipendenti, comprese le otto guardie della tenuta. A loro vanno aggiunti gli otto operai agricoli. Sono troppo pochi per i tanti problemi e le incombenze che devono sbrigare. Ecco allora l'idea di puntare anche su una clientela d'eccellenza, quindi calcolando un ritorno economico adeguato che potrebbe spalancare la strada a nuovi posti di lavoro». A proposito dei dipendenti della tenuta: quelli assunti dalla presidenza della Repubblica e tuttora alle dipendenze del segretariato generale del Quirinale e "comandati al parco", sono una ventina. I loro stipendi (e i privilegi) restano alti, notevolmente superiori a quelli dei dipendenti del parco. «Ma la maggior parte di essi dice Paglialunga è andata in pensione (più di 40 persone) e quelli che restano sono ad esaurimento». Fu riaperta per le vacanze di Blair La dimora voluta da Gronchi è grande 640 metri quadri ed è sospesa da terra PISA. La villa del Gombo è ormai a tutti gli effetti un monumento. Costruita all'inizio degli anni Sessanta su progetto dell'architetto Amedeo Luccichenti, fu commissionata da Giovanni Gronchi, il presidente della Repubblica pisano che a San Rossore veniva spesso per i suoi fine settimana. Qui, precedentemente, sorgeva un villino edificato nell'Ottocento dai Lorena. A pochi metri dal mare, su un'estensione di 640 metri quadrati, nascosta tra la vegetazione e slanciata con la sua linea forte ma estremamente aggraziata, dagli anni Sessanta ha ospitato re e presidenti, sceicchi e primi ministri. Nonostante queste eccellenti frequentazioni è rimasta per tanti anni semisconosciuta. La villa è un grande quadrato sospesa su travi di acciaio a tre metri d'altezza. In pratica una ciambella quadrata con al centro un giardino. Un po' casa patrizia romana e un po' casa del futuro, con le sue grandi superfici vetrate e la lunga rampa d'accesso. Al suo interno un arredamento minimalista e una teoria di stanze che si aprono una dopo l'altra: camere, sale conferenza, studi, salotti. Essa doveva rappresentare un simbolo di rinascita per il territorio dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale. Particolarmente curata l'impiantistica, anticipatrice di certi pregi della bioarchitettura (come ad esempio la regolazione termica basata sulla esposizione solare). Luccichenti, scomparso nel 1963, era considerato uno degli esponenti più importanti dell'architettura del dopoguerra: sue sono l'ambasciata cinese a Roma, alcune costruzioni dell'Eur e del Villaggio Olimpico e gli interni del Transatlantico Leonardo Da Vinci. Negli anni dei palazzinari e del "costruiamo basta che costruiamo", fu tra i pochi a continuare a cercare un'armonia tra le costruzioni, tanto che la villa dimostra ancora oggi un'eleganza unica. Di una tale eleganza che qui hanno soggiornato tutti i presidenti della Repubblica, da Gronchi a Scalfaro, e poi il presidente francese Giscard d'Estaing, il re Hassan di Giordania e il presidente uruguaiano. Fino al 1999 il Gombo era in realtà off limits per chiunque, il presidente italiano poteva venire da un momento all'altro e tutto doveva essere pronto per lui. Per questo nel parco vigilava un distaccamento dei carabinieri. A rilanciarne l'immagine nel mondo furono le vacanze del primo ministro inglese Tony Blair. Proprio qui, titolarono allora i tabloid scandalistici inglesi, sarebbe stato concepito l'ultimogenito del leader britannico ma qui Blair non sarebbe dovuto venire per non inquietare i suoi connazionali che avrebbero preferito che il loro primo ministro passasse le vacanze in patria. Blair fu comunque entusiasta del soggiorno e lasciò nella villa uno scritto in italiano di suo pugno: «Molte grazie per la gentilezza e l'ospitalità, le biciclette erano stupende e i bambini erano orgogliosi di essere i primi ad averle usate». Le polemiche servirono a far crescere la curiosità e la voglia di visitare la villa e così la Regione Toscana, subentrata alla presidenza della Repubblica nella gestione del parco, aprì le porte a un uso meno aristocratico dell'immobile. Sono arrivati no Global e Prodi, convegnisti del progetto Arno e ospiti di vertici di aziende. Quindi riunioni riservate, come quelle tra i sindaci israeliani e quelli palestinesi o cene di gala, visto che la villa è affittabile un tanto al giorno, ovviamente dopo un vaglio attento da parte della presidenza del parco. Nel 2010 la villa è stata sottoposta a importanti lavori di restauro conclusisi nel marzo 2011, sotto la direzione degli architetti Mario Pasqualetti e Fabio Daole, che hanno abbattuto le barriere architettoniche con la realizzazione di una piattaforma elevatrice all'interno dell'edificio. Inoltre sono stati realizzati i nuovi servizi igienici e restaurati i componenti esterni del fabbricato: le pareti lignee rovinate dal salmastro, le parti strutturali metalliche e gli intonaci. Insomma, è stata rimessa a lucido. Quest'opera ha fatto seguito al restauro avvenuto negli ultimi anni di altri edifici pubblici nella tenuta: gli Stalloni, divenuti sede del parco. Poi la sala Gronchi, dove ogni anno si svolgono incontri pubblici. Quindi la Giraffa, oggi centro studi nazionale di Federparchi e biblioteca del parco. Infine la cosiddetta Pineta, divenuta sede della vigilanza di San Rossore.(m.b.) I nemici lo chiamano "Falce e cemento" FABRIZIO MANFREDI Per gli avversari (anche quelli, non pochi, della sua parte politica) Fabrizio Manfredi, presidente del Parco di San Rossore, appartiene al partito "Falce e cemento": un ircocervo politico capace di tenere insieme la formazione comunista con un occhio di riguardo alle esigenze dell'impresa e, in particolare, dei costruttori. Insomma Manfredi, che negli anni '70 è stato segretario versiliese della Fgci, negli anni '80 segretario provinciale della Cna e nei '90 numero uno di Pds e Ds in Versilia, sarebbe uno "sviluppista" convinto. Un'ombra maligna che lo ha seguito soprattutto quando, come assessore all'urbanistica, è stato per dieci anni uomo forte del sindaco di Viareggio Marco Marcucci. E dal 1998 al 2008 la città ha cambiato volto: fra i progetti promossi da Manfredi ci sono stati case popolari, nuovi cantieri navali in Darsena, un "nuovo centro" per Torre del Lago e la grande operazione della Finedil là dove erano i vecchi hangar del Carnevale. Con Manfredi sempre mosso dalla convinzione che lo sviluppo, anche edificatorio, possa andare a braccetto con il rispetto dell'ambiente. Una scommessa rischiosa. Tanti però sono i progetti rimasti sulla carta anche per l'opposizione di comitati di cittadini. E le polemiche hanno contribuito a far perdere a Manfredi le primarie del Pd per l'elezione a sindaco del 2008. È seguito un periodo di silenzio e di scrittura (in un libro ha raccolto i suoi interventi), fino a quando Enrico Rossi non l'ha chiamato al Parco di San Rossore. Falce e cemento, forse, ma stavolta su sfondo verde. (l.c.)