Salvatore Settis, all'inaugurazione della Scuola di dottorato a San Servolo, lancia un allarme sul patrimonio artistico Venezia «L'articolo 9 della Costituzione Italiana, che recita "La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio artistico e storico" potrebbe prossimanente suonare "La Repubblica tutela il paesaggio, gli animali etc". Ci sono infatti più proposte in tal senso, e assolutamente trasversali ai diversi schieramenti politici»: la boutade e dei professore Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa e noto paladino della conservazione del nostro patrimonio artistico, nella prolusione, tenuta ieri all'Isola di San Servolo, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 2004 -2005 della della Scuola di dottorato. Una prolusione - dal titolo "II futuro del patrimonio culturale italiano" - che ha avuto anche toni ironici, come ne! caso della ventilata innovazione nel testo della Costituzione. «In linea teorica l'attuale Soprintendente ai Polo Museale di Venezia, che finora ha così ben operato (Settis non la cita, ma si riferisce a Giovanna Nepi Scirè, ndr) dovrebbe anche occuparsi di cani, gatti, oltre che di opere d'arte». Ipotesi ovviamente assurda, ma è con modifiche apparentemente neutrali di questo tipo, secondo Settis, che si arriverebbe allo svuotamento delle funzioni delle soprintendenze. Sulle quali incombe un altro pericolo: il fattore età. Troppo pochi i concorsi fatti per assumere personale nuovo, cosi che, all'attuale tasso di invecchiamento, è stato calcolato che entro 15 anni dovranno essere chiuse. Ma perché Settis insiste tanto sul ruolo delle Soprintendenze? Perché esse hanno sempre svolto un ruolo essenziale nella salvaguardia del patrimonio artistico nazionale, come loro riconosciuto anche dall'attuale Codice dei Beni Culturali, che recepisce, in gran parte, la legge del 1939, firmata da un ministro fascista come Bottai, ma che fascista non era nelle sue proposte, validi ancoroggi. Anche dal punto di vista giuridico, dunque, l'Italia vanta in questo settore un primato. Si pensi che in altri paesi, pur ricchi di patrimonio, come la Francia o la Grecia, le prime leggi di tutela sono di decenni posteriori. Ma proprio in Italia oggi il patrimonio artistico è a rischio. Uno dei motivi è proprio ciò che lo rende unico, cioè il suo carattere contestuale: i Tiziano e i Tintoretto non si trovano solo alle Gallerie, ma anche nelle chiese o in Palazzo Ducale, per parlare di Venezia, ma il discorso è trasferibile a tutte le altre città e ai centri minori. Di fronte a tanta vastità di offerta il pericolo è che si possa procedere («si è già tentato di farlo», ammonisce Settis) a una classificazione simile a quella degli alberghi: monumenti a cinque stelle, quattro etc, con la conseguenza che l'impegno alla tutela scemi con il diradarsi delle stelle, mentre quello che fa la ricchezza del nostro patrimonio è la contiguità del tessuto storico. Però non ci sono solo ombre, e d'altra parte è semplicistico dividere i nostri legislatori in buoni e cattivi. «E' vero - dice Settis - che anche nel nostro paese ci sono pagine negative, ma queste sono state scritte contro la legge». A questo proposito Settis fa un paragone con l'Inghilterra, dove anche di recente alcune dimore storiche sono state distrutte, legalmente, dai proprietari per far spazio a speculazioni edilizie. Questo, invece, non avviene per le ville venete, dove episodi di incuria o di speculazione, se sono avvenuti e quando sono avvenuti, almeno erano illegali. Piuttosto il pericolo può derivare da fenomeni apparentemente positivi, quali l'aumento dei visitatori nei musei o l'incremento delle collezioni, alle quali sono ammessi anche oggetti una volta non considerati artistici, oppure l'eccessiva specializzazione degli addetti ai lavori. Fenomeni in sé positivi, ma che, in prospettiva, potrebbero entrare in rotta di collisione con la sostenibilità dei sistema.