Parla l'amministratore unico della società che sta trasformando l'ex sede delle imposte in residenza di lusso «SONO consapevole di aver comprato un capolavoro dell'architettura del Novecento e che quest'operazione può diventare il fiore all'occhiello della mia impresa. Ma la prima volta che ho visitato Palazzo Gualino mi sono chiesto: che ci sto a fare qui? Salivo e scendevo in un edificio degrado, spettrale, destinato a crollare nel giro di pochi anni se non si interviene. Poi ho visto quelle colonne di cemento armato e ho avuto l'intuizione, quella che mi ha spinto a raccogliere l'offerta di Prelios (la società incaricata dal Comune per la vendita ndr): potevo realizzare un'autorimessa su tre piani interrati che avrebbero valorizzato l'offerta immobiliare». Gerardo Fiore, amministratore unico della Gesco impresit, la società che ha acquistato per 14 milioni e 250 mila euro il palazzo di corso Vittorio che fino a qualche anno fa ospitava l'Ufficio delle tasse, racconta così il suo primo giorno nel capolavoro (dimenticato) di Levi Montalcini e Pagano, già sede degli uffici del finanziere Riccardo Gualino e poi della Fiat. Oggi la sua società è pronta a trasformarlo in un edificio di prestigio, con appartamenti da 60 a 400 metri quadrati, garantendo il «restauro conservativo delle facciate di quello che è considerato una testimonianza del razionalismo italiano e piemontese », come si legge sul sito della società di costruzioni romana. Amministratore, cosa l'ha spinta ad acquistare? «Sostanzialmente tre cose. La prima è l'opportunità immobiliare che l'edificio rappresenta anche in un momento assai difficile per il settore, con il mercato praticamente fermo e l'accesso al credito sempre più proibitivo. Non inseguo speculazioni edilizie, questo è un intervento di nicchia. Poi il senso di responsabilità: valorizzare un capolavoro dell'architettura senza snaturarne l'anima. E qui è stato decisivo l'incontro con l'architetto Baietto che con questo incarico si sta giocando pure la faccia ma sin da subito ha lavorato con scrupolo per rispettare il progetto originale. L'ultima molla è stata l'intuizione: capire che si poteva attualizzare e valorizzare l'edificio costruendovi un'autorimessa». In questi mesi si sono levate molte voci contrarie al progetto. C'è chi sostiene che trasformando palazzo Gualino in un condominio sia pure di prestigio gli si cambia natura. Piera Levi Montalcini, figlia di uno dei due costruttori, dice che è un edificio storico e che era meglio pensare a una destinazione come uffici. Lei cosa risponde? «Innanzitutto, già nei piani di Gualino, questo edificio era per metà destinato a scopo residenziale. Quindi la trasformazione riguarda semmai solo il 50 per cento del complesso. Riadattarlo come sede di uffici avrebbe avuto costi improponibili e scarso appeal sul mercato, soprattutto in un momento come questo. Ho ricevuto offerte per aprirvi un hotel. Ma se avessi accettato di trasformare Palazzo Gualino in un albergo o in un centro commerciale avrei meritato davvero di essere messo alla gogna. L'idea però non mi hai mai sfiorato. Concordo con la Montalcini: siamo di fronte a un edificio storico e in quanto tale va preservato. Non solo: prima di muoverci, abbiamo contattato la sovrintendenza. Ogni atto è stato concordato con loro e con il Comune. Ripeto: non sono uno speculatore». Il cantiere è avviato? «Sì, stiamo lavorando alla demolizione di alcune parti. Ho assunto i primi trenta muratori. Mi sono rivolto al sindacato per avere operai di Torino. Voglio che l'investimento abbia per la città anche un ritorno sotto il punto di vista occupazionale. Per i prossimi tre anni, cioè fino al 2015, quando conto che il restauro sia completato, arriveremo alla fine a occupare circa 200-300 persone». Lei dice che l'operazione le è costata «qualche soldino», ma la risposta appare soddisfacente, con una quindicina di appartamenti su 35 già venduti. Non è così? «Diciamo che c'è interesse e che per una decina siamo già al compromesso, per gli altri cinque c'è una trattativa in corso». Che accadrà dell'ultimo piano, occupato da un appartamento di 600 metri quadrati e da un terrazzo della stessa ampiezza? E' vero che si sono già fatti avanti alcuni torinesi? «Rimarrà tale e quale com'è adesso. Ho avuto già diverse offerte, ma tutti si ripromettevano di cambiare qualcosa. Ho spiegato che quel piano deve restare com'era nell'originale e le ho rifiutate».
TORINO - "Il restauro di Palazzo Gualino? Salvo un capolavoro dal degrado"
L'amministratore unico della Gesco impresit, Gerardo Fiore, ha acquistato Palazzo Gualino, un edificio storico di corso Vittorio a Torino, per 14 milioni e 250 mila euro. Fiore ha spiegato che ha acquistato l'edificio per tre motivi: l'opportunità immobiliare, il senso di responsabilità di valorizzare un capolavoro dell'architettura e l'intuizione di poter attualizzare e valorizzare l'edificio costruendovi un'autorimessa. Il progetto prevede la trasformazione dell'edificio in un edificio di prestigio con appartamenti da 60 a 400 metri quadrati.
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