Che cosa spinge un industriale che produce viti e bulloni come Reinhold Wiirth a spendere due milioni e mezzo di euro per sostenere il restauro della Cappella Palatina, gioiello del Palazzo dei Normanni a Palermo? Gli stessi motivi di altri sponsor: promozione del proprio marchio (e Wurth possiede filiali anche in Italia), deduzioni Sscali, status-symbol. Gioca un ruolo importante, nel caso, anche la simbolicità del gesto e del luogo: Wurth, tedesco, dichiara di voler omaggiare in tal modo la presenza sveva nel Meridione italiano, ma la Cappella Palatina è anche il simbolo di una globalizzazione culturale ante litteram, giacché è frutto della confluenza delle culture normanna, bizantina e araba. E che l'arte possa diventare una carta importante sul piano diplomatico, Io dimostra la grande rassegna sull'arte turca aperta in questo periodo alla Royal Àcademy di Londra, un'iniziativa individuata anche come ottimo biglietto da visita per un Paese che aspira all'ingresso in Europa. Wurth avrà non soltanto un ritorno di immagine, ma valorizzerà ulteriormente anche la sua sterminata (6500 opere) collezione privata, che verrà esposta in cinque puntate da qui al 2009. La prima (13 febbraio-30 giugno), schiera a Palazzo dei Normanni circa 60 dipioti impressionisti ed espressionisti (Monet, Pissarro, Sisley, Munch, Nolde, Liebermann, Kirchner, Beckmann, ecc). L'industriale e collezionista è così protagonista di una delle più cospicue operazioni di mecenatismo verificatesi in un Paese come il nostro, dove 2 milioni e mezzo di euro sono, grosso modo, l'I per mille del bilancio annuale del Ministero per i Beni culturali.