Palais de la Lumière, ovvero Torre Cardin. Non Cardèn, alla francese, ma Cardin, come è scritto. Non tanto per ricordare che il suo promotore, il nonagenario, celebre stilista Pierre Cardin, parigino d'adozione, è nato nel Trevigiano, ma perché siamo in Veneto, ostrega, la terra dei cognomi tronchi. A Marghera, per la precisione, uno dei luoghi più inquinati d'Italia, vittima della peggiore industrializzazione, proprio di fronte alla perla Venezia. Duecento e passa metri per un colosso di vetro, un po' parafulmine, un po' scopino da wc, un edificio da film di fantascienza a cui il Veneto politico, Comune e Regione in testa, ha detto di sì. E' bella, la Torre? Gli architetti di nome la bocciano. Buon segno. Guai se il mondo reale corrispondesse a quello aberrato che gli architetti vorrebbero a propria immagine e somiglianza. Certo, la Torre è più scultura che architettura, come nelle Bulles, l'eccentrica villa di Cardin, vicino a Cannes, che conta di più, per inciso,. di tanto Gregotti, o nelle Sculptures Utilitaires dello stesso stilista, meglio di tanto Kounellis. Ma non fanno scultura anche Frank O. Gehry, Fuksas, il Piano della recente Shard Tower? E poi, se l'alternativa è l'attuale schifo di Marghera, va bene anche l'idea di una "anti-Venezia" ultramoderna. "Così non si bonifica il territorio", dicono gli ambientalisti? E' probabile che per la bonifica possa fare di più la Torre che tutti i loro discorsi. Non potranno lasciarla fra la melma mefitica. Ma si farà davvero, la Torre Cardin? Questa è un'altra storia. C'è il Veneto brontolon di mezzo. Dove talvolta non sono solo i cognomi a essere tronchi. Anche i pensieri.