Qualche settimana fa un tassista romano, sentendo il mio accento fiorentino, mi raccontava di quando visitò Firenze. A Venezia invece doveva ancora andare. Questo per dire che il turismo anche locale non è fatto da aristocratici dell'Ottocento che passavano mesi in giro per l'Europa ma da una maggioranza di gente normale che una o magari due volte nella vita decide di andare a vedere le icone del turismo, Venezia, Firenze, Roma, Parigi etc. etc. Ora il nostro tassista quando è andato a Firenze avrà sicuramente voluto vedere il Duomo, piazza della Signoria e, avendo tempo di stare in fila, forse il David di Michelangelo. Cosa avrebbe detto se si fosse trovato sotto la cupola brunelleschiana che cadeva a pezzi, o davanti a Palazzo Vecchio in un campo pieno di erbacce? Oppure immaginiamo uno che va a Parigi e trova la Torre Eiffel mezza coperta da vecchie impalcature, mezza abbandonata, coperta da piante selvatiche rampicanti. Cosa direbbe il turista che decidendo di fare il suo unico viaggio in Cina trovasse il famoso esercito di terracotta con molti dei suoi guerrieri decapitati o coperti con dei sacchi della spazzatura per proteggerli dalla pioggia che cade dal tetto? In ognuno degli improbabili casi la reazione sarebbe di delusione, se non di sdegno. Perché allora troviamo non così essenziale che si vogliano investire denari per salvare Pompei o il Colosseo e altri monumenti chiave della nostra identità? Il turista asiatico, ma anche quello del midwest americano o quello scozzese, quando viene in Italia molto probabilmente non viene per vedere la Deposizione di Pontormo nella Chiesa di Santa Felicita a Firenze o la Scuola di San Rocco con il Tintoretto a Venezia. Viene per vedere La Torre di Pisa, il Ponte dei Sospiri e il Colosseo. Oltre che a mangiare la buona pizza e le fettuccine Alfredo. Su pizza e pasta non si discute. Le tuteliamo come se fossero i nostri figli. Tanto che abbiamo inventato la definizione «doc» per tutto, compresi i grissini o la focaccia genovese. Per i monumenti invece siamo disposti a chiudere un occhio. Ci scandalizziamo se crolla il muretto di una casa pompeiana ma una bella legge che vieta il baracchino con la pizza al taglio vicino all'affresco non la digeriamo tanto volentieri, particolarmente se siamo i gestori del baracchino. Sorridiamo, anziché vergognarci, quando i gladiatori con il permesso per fregare il povero turista fanno a botte con i centurioni abusivi. Se qualche cornicione cade e le impalcature deserte stanno su decine di anni, per far guadagnare la ditta che le affitta, la nostra reazione è: «Ma che ci possiamo fare? E' l'incuria delle nostre amministrazioni». Di creare monumenti doc non frega nulla a nessuno. Quando qualcuno decide di fregarsene, vedi Della Valle, subito si vuol scovare l'inghippo, l'interesse, lo sfruttamento a scopo di lucro. Magari il signor Della Valle, intelligentemente o furbescamente, ha capito che si può fare l'interesse pubblico e al tempo stesso guadagnarci in immagine perla propria azienda. Ma se così fosse che male c'è? Preferiamo che il turista che viene a spendere soldi da noi alla ricerca delle nostre icone dica: «Ma guarda che schifo il Colosseo! Che delusione! Devo mandare un sms a Ho Han-Ru e dirgli di non venire a Roma ma andare subito a Parigi. Qui non merita proprio il viaggio». Tutto questo per dire che i nostri monumenti, diciamo quelli più dozzinali, quelli da souvenir, sono anche i segni somatici della nostra identità culturale e nazionale. Lasciarli decadere per disinteresse o interesse, dipende da che punto di vista uno guarda la situazione, è come un bell'attore o una bella attrice che si autodistruggono fumando e bevendo. Roma sarà anche la città eterna ma i suoi monumenti pare proprio di no.
ITALIA- Ecco perché servirebbe una doc per i monumenti
Un tassista romano racconta al narratore di quando ha visitato Firenze e di come il turismo locale non sia fatto da aristocratici ma da persone comuni che visitano le icone del turismo. Il narratore pensa a come reagirebbe un turista se visitasse Firenze e trovasse il Duomo in rovina o se visitasse Parigi e trovasse la Torre Eiffel in disordine. Il narratore si chiede perché non si investa denaro per salvare i monumenti chiave della cultura italiana. Il narratore pensa che i turisti non vengono a vedere i monumenti per vedere le opere d'arte, ma per vedere le icone del turismo come il Colosseo, il Ponte dei Sospiri e la Torre di Pisa.
Artista / Persona
Bene culturale
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