Se si vuole fare un regalo gradito, è buona regola dimenticarsi delle proprie preferenze e concentrarsi piuttosto su quelle di chi lo riceve. L'osservazione si presta al generoso impegno di Pierre Cardin nel voler donare a Marghera un grattacielo alto 255 metri. L'opera lascerà un segno indelebile nel panorama lagunare e consentirà di ricordare l'emigrante veneto di successo che ritorna alla terra che ha lasciato ottant'anni orsono. A differenza di coloro che si strappano i capelli sostenendo che quest'opera rappresenterebbe una ferita mortale alla bellezza di Venezia, io non la considero così drammaticamente rovinosa. Un grattacielo a Marghera non danneggerà un'area già problematica, anche se certamente questa megastruttura non favorirà l'integrazione sociale e la tutela ambientale di un quartiere degradato che resterà tale. Il problema, quindi, non sono i danni o i benefici che la torre comporterà quanto piuttosto la povertà culturale di un progetto che nasce già molto vecchio e muscolare. Sarà realizzato con tecniche e mentalità passate, che esprimono la stessa decadenza di coloro che ancora costruivano cattedrali gotiche nel seicento, mentre Palladio già rivoluzionava l'architettura lino a mezzo secolo fa, questo tipo di toni rappresentava la punta avanzata della modernità, mentre oggi è quello che «avanza» di una tecnologia e di un gusto novecenteschi. Certo la mega-torre illuminata può impressionare i bambini e chi non ha maturato una conoscenza raffinata di quanto le moderne tecnologie e un pensare critico stanno elaborando. Oggi queste architetture affollano gli emirati del golfo, la Cina, Mosca. Sono realizzate da archi-star che da trent'anni non si rinnovano e riescono ancora di tanto in tanto a piazzare le loro opere, sempre più grandi, anche nell'occidente più retrivo. La torre di Cardin non è brutta, tutt'altro. E solo vecchia, fuori tempo e fuori scala. Ed è una cosa facile da fare: non presume alcuna riflessione né urbanistica né tecnologica. Ancor meno si è riflettuto sugli aspetti organizzativi, vale a dire: chi ne usufruirà? Come si utilizzeranno gli spazi una volta costruita? Servirà in qualche modo a riqualificare Marghera? Creerà posti di lavoro? E per chi? Un regalo davvero gradito alla terra d'origine e un'operazione di architettura innovativa sarebbero potuti partire da un'indagine sulle esigenze locali, sul recupero di edifici esistenti. Su quello che un'adeguata ricerca avrebbe fatto emergere. Un segno davvero indelebile lo lascerebbe un'opera invisibile nella sua materialità ma efficace nel presentarsi al mondo come qualcosa di mai fatto prima. L'esempio sarebbe potuto essere alcuni quartieri di Manhattan e di Brooklyn; oppure le operazioni che hanno permesso risanamenti urbani e ambientali senza bisogno di violentare il cielo con simbologie di cattivo gusto. «Se sapessi che qualcuno sta venendo a casa mia con la deliberata idea di farmi del bene, fuggirei a gambe levate». Il sarcasmo di questo aforisma di Thoreau è forse eccessivo poiché le persone che cercano di rendersi utili al prossimo vanno lodate a prescindere. Il problema è che spesso, convinte come sono di ciò che è bello e giusto, omettono di considerare le preferenze altrui.
VENEZIA - La Torre Cardin? non è brutta, è vecchia
Pierre Cardin vuole donare a Marghera un grattacielo alto 255 metri. L'opera è stata criticata per essere dannosa per la bellezza di Venezia. Tuttavia, l'autore sostiene che il problema non è la torre stessa, ma la sua realizzazione con tecniche e mentalità passate. La struttura potrebbe essere un segno indelebile nel panorama lagunare, ma non favorirà l'integrazione sociale e la tutela ambientale di un quartiere degradato. L'autore critica la povertà culturale del progetto e sostiene che una opera innovativa e efficace dovrebbe essere realizzata con un'indagine sulle esigenze locali.
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