La banca di Piacenza, grazie all'infaticabile impegno del suo presidente Corrado Sforza Fogliani, ha offerto alla città, restaurando, riabilitando, e riaprendo Palazzo Galli, un nuovo spazio espositivo e, dopo anni di proposte culturali di interesse limitato o di respiro locale, ha inaugurato l'attività con la restituzione alla pubblica conoscenza di un grande artista dimenticato, disperso e sommerso nelle collezioni pubbliche e private, Gaspare Landi. L'encomiabile impresa, affidata al compianto (...) studioso Gianlorenzo Mellini è stata poi portata a termine da valorosi studiosi come Ferdinando Arisi e Giorgio Fiori sotto il mio impulso e la mia determinazione, nella comune consapevolezza di quali debbano essere le responsabilità dello Stato, chiunque ne assuma le funzioni sia sul piano dell'organizzazione e dell'investimento delle risorse, sia sul piano della ricerca. All'impresa, con grande impegno e sforzo, ha dato il suo contributo operativo, anche un cittadino, pieno d'orgoglio per le tradizioni aftistiche della sua città, come Maurizio Caprara. Ho voluto ricordare quest'opera meritoria, alla quale sono orgoglioso di aver partecipato, pensando a quante occasioni perdute e a quanti sprechi, a quante mostre inutili, senza alcun progetto, senza alcuna visione, abbia dato sostegno, e capricciosi finanziamenti, lo Stato, favorendo operazioni d'insignificante valore culturale a vantaggio di speculazioni di mercato e, talvolta, nella perfetta ignoranza delle finalità. Anche nel coinvolgimento delle banche o nell'uso dei fondi di Lottomatica, si sono viste incredibili dispersioni di denaro, senza alcuna vigilanza, e anzi con la complicità, dei funzionali pubblici, come nel caso del restauro miliardario del Mosè di Michelangelo o in quello, più parsimonioso, del Davide, dell'Accademia di Firenze, integrato con la proposta di cinque infausti orrori di artisti contemporanei, a festeggiare, con loro esclusivo vantaggio, Michelangelo, per potere spendere un altro milione di euro e aumentare il biglietto d'ingresso per far pagare ai cittadini la visione di quegli abortiti manufatti. Gli esempi negativi si sprecano, in una Italia di imprese e di mostre insensate, ed è evidente che l'incompetenza contribuisce al danno. Al solo apparire di persone capaci si intende che molte cose potrebbero essere migliorate, e la spesa pubblica e privata, nell'interesse dello Stato, indirizzata a fini nobili e universalmente condivisi. È una vergogna che, in un'Italia dove il benessere è largamente diffuso, centinaia di chiese, palazzi, monumenti pubblici e privati, siano in abbandono e senza prospettiva di tutela. Per impotenza, per incapacità, per mancanza di progetto. Appare ancor più stridente che, mentre nessuna politica culturale stabilisce priorità di intervento su edifici di grande interesse storico, ramministrazione provinciale si limiti a disseminare su palazzi e chiese, penosi scudi ovali plasticati, con didascalie, in stridente contrasto con muri e intonaci scrostati al cui restauro nessuno provvede. Non avrei mai immaginato che nell'arco di pochi mesi quello che sembrava un edificio cadente, come l'oratorio di San Giuseppe a Cortemaggiore, in una condizione senza prospettiva di risarcimento, sarebbe rinato a uno splendore perfino commovente. Gli stucchi bellissimi, compiuti fra il 1697 e il 1701, da Domenico Dossa e da Bemardo Barca, cremonesi, rendono glorioso e stupefacente lo spazio dell'Oratorio la cui semplice facciata cinquecentesca (che pur meriterebbe un restauro, per perfezionare l'impresa) non farebbe sospettare tanta meraviglia. Gli stucchi incorniciano anche l'affresco più antico del Chiaveghino, ma il luogo, mirabile nella sua integrità, è arricchito da alcune bellissime tele di un maestro dimenticato, Giovanni Battista Tagliasacchi di Fidenza, la cui cultura si nutre della conoscenza dei migliori artisti del suo tempo, il Ricci, il Pittoni, il Tiepolo, il Creti, il Bazzani con i quali può sostenere il confronto, concorrendo con loro per l'eleganza e l'armonia delle composizioni. Come si potesse tenere in abbandono un luogo tanto superbo non deve stupire se pensiamo che, ovunque in Italia, vi sono monumenti insigni tenuti in condizioni vergognose. Non occorre andare molto lontano se, duecento metri più avanti dall'Oratorio di San Giuseppe, sempre a Cortemaggiore, si visita la chiesa di San Giovanni, altra bella architettura con la cupola affrescata da Robert De Longe, e con una intera addizione nella quale è stata ricostruita la Santa Casa di Loreto, con una simulazione, non solo dello scabro interno in laterizio ma del perimetro estemo con gli stucchi che riproducono la decorazione del sito originale. Un singolarissimo monumento, tenuto in parte come deposito di oggetti e suppellettili varie per beneficenza, in parte come magazzino. Nella cittadinanza è diffusa la consapevolezza dell'interesse del complesso, ma la consueta miopia impedisce qualunque intervento. Impotenza e rassegnazione sembrano prevalere su ogni iniziativa che, poi, improvvisamente si manifesta come un miracolo. A metà strada fra i due edifici vi sono anche imponenti testimonianze di una Sinagoga, trasformata in civile abitazione, anzi, in cantina per ottimi salumi di una famiglia operosa che ingentilisce il mio cognome, Garbi, non Sgarbi. Ma sembra a tutti normale che quella testimonianza resti inaccessibile e le importanti suppellettili siano state trasferite nel Museo Ebraico di Soragna. Insomma, ovunque segnali di distrazione, di assenza dello Stato, invece che di coscienza dello Stato per il bene di tutti i cittadini Così che gli sgarbi prevalgono sui garbi.