Conservato con disagio all'oratorio dell'Olivella, il prezioso reperto sarà collocato nell'atrio di un convento Una storia tormentata: il rifiuto di Guttuso, lo smontaggio l'acquisto della Sitas e la ricerca di una sede definitiva Giuseppe De Spuches, principe di Galati, annunciava nel 1873 all'Accademia di Scienze, Lettere e Arti della città una scoperta di rilievo: il ritrovamento a Carini, in contrada San Nicolò, «di un gran pavimento vermiculato in stile romano, composto di piccoli pezzo cubici di marmo, terracotta e smalto». E subito aggiungeva: «Essendomi riuscito di impedire che i giardinieri che lo rinvennero lo distruggessero con piccone, ne ho fatto acquisto e l'ho collocato in una stanza della mia abitazione». Non sapeva, il principe, che il pavimento ritrovato e salvato sarebbe stato al centro di molte e tribolate vicende, che proseguono fino ad oggi: il mosaico è infatti oggi collocato impropriamente all'interno dell'Oratorio della chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella in attesa della sistemazione definitiva. A più di un secolo da quel ritrovamento, ecco una breve sintesi delle storie dell'antica pavimentazione proveniente da una basilica paleocristiana: nel 1975 un discendente del principe, Antonio De Spuches, pone in vendita Palazzo Galati, che viene acquistato da Renato Guttuso: ma c'è una clausola, e il pittore diviene proprietario dell'immobile con esclusione proprio del pavimento in mosaico. Leggenda vuole, infatti, che la moglie di Guttuso, Mimise, si rifiutasse di tenere in casa il pur prezioso mosaico, per la presenza, tra le raffigurazioni, di alcuni pavoni che secondo la donna sarebbero stati forieri di disgrazie. Inizia così una fitta corrispondenza tra i proprietari dell'immobile e la Soprintendenza, e viene avviata l'operazione di taglio e distacco: il pavimento, sezionato in settanta pannelli, per anni viene posto dentro alcune casse e conservato presso i magazzini dello stesso Palazzo Galati. Ma nel 1981 la società Sitas, che faceva capo a Calogero Mannino, acquista il pavimento, senza che nessuna delle istituzioni preposte eserciti il diritto di prelazione sull'acquisto, e il pavimento venne trasferito in un complesso alberghiero di Sciacca. La Soprintendenza decide finalmente di intervenire, anche se con tempi molto lunghi: tra il 1989 e il 1996 si avviano le procedure per l'espropriazione del bene, che viene ritrasferito a Palermo, al Reale Albergo delle Povere. Acquistato dalla Regione definitivamente solo nel 1999, si devono attendere cinque anni per iniziare i lavori di restauro e rimontaggio: nel 2006, il pavimento viene montato temporaneamente, si disse nell'Oratorio della chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella, dove, a distanza di sei anni, è ancora collocato. Provocando una seria di intoppi e problemi, nni ancora non risolti. Padre Giuseppe Schiera, della chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella, racconta: «Il mosaico è stato portato qui il 14 novembre del 2006, l'accordo era di montarlo e velocemente recuperarlo; in cambio, la Soprintendenza avrebbe restaurato gli stucchi del soffitto, gravemente danneggiati». Così l'oratorio settecentesco, splendido progetto di Venanzio Marvuglia l'architetto della Palazzina Cinese datato 1769, ha il soffitto in stucco pericolante e segnato da infiltrazioni, sotto al quale è stata posizionata una rete di protezione, per raccogliere i frammenti che si staccano e che altrimenti cadrebbero non solo sul pavimento, ma soprattutto sul pavimento a mosaico sottostante. Interdetto il culto da oltre sei anni, l'oratorio che tra l'altro era il luogo della più antica chiesa dedicata a Santa Rosalia, di cui permane un antico pozzo sottostante alla pavimentazione reclama adesso attenzione per le precarie condizioni, che mettono a repentaglio anche le opere d'arte collocate in questo contesto, come ad esempio la grande scultura in stucco raffigurante "La Gloria di San Filippo Neri" di Ignazio Marabitti, e l'altare ottocentesco in marmi mischi e dorature, che custodisce innumerevoli reliquie. Senza contare che la speciale struttura dell'oratorio è progettata con particolare attenzione all'acustica, per la realizzazione di concerti. Ora, però, il soprintendente ai Beni culturali Gaetano Gullo annuncia la nuova destinazione della superficie musiva: lo smontaggio della pavimentazione avverrà entro l'anno, e la nuova collocazione vede ritornare l'antica superficie musiva a Carini: tramontata per motivi di spazio l'idea di ricondurlo al sito originario, in una chiesa vicino alle catacombe paleocristiane il mosaico misura oltre dieci metri per dieci la destinazione ora prevista è quella dell'atrio di un antico convento del comune di Carini.
SICILIA - il pavimento romano tornerà a Carini
Il pavimento in mosaico ritrovato a Carini nel 1873 da Giuseppe De Spuches, principe di Galati, è stato oggetto di molte vicende. Il mosaico è stato acquistato da Renato Guttuso, ma c'è una clausola che lo esclude dal pavimento. Il pavimento è stato sezionato e conservato, ma nel 1981 è stato acquistato dalla società Sitas e trasferito in un complesso alberghiero di Sciacca. La Soprintendenza ha deciso di intervenire e ha avviato le procedure per l'espropriazione del bene. Il pavimento è stato acquistato dalla Regione nel 1999 e ha iniziato i lavori di restauro e rimontaggio nel 2006.
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