Palermo. Un flop, il «modello» Sicilia della legge Ronchey. Più del 70 per cento dell'incasso dei 47 musei regionali, giunge dalle casse di 6 siti. In soldoni, da un totale di 10 milioni e 200 mila euro circa, ben oltre 7 milioni arrivano dai visitatori di Villa del Casale, Valle dei Templi, Teatro antico di Taormina, Chiostro di Monreate, Segesta e Seltnunte. Il che significa che i restanti 41 (musei e aree archeologiche) fatturano, complessivamente, poco più di 3 milioni. Sono dati dello stesso assessorato regionale ai Beni culturali relativi al 2003. E che pongono in testa alla classifica, come incassi, il Teatro antico di Taormina che addirittura registra più del 18 del totale: 1.862.000 euro e poco più di 620 mila visitatori. Mentre, proprio in termini di visite, in cima troviamo la Valle dei Templi con 640 mila taristf e un incasso di 1.815.000 euro. «Per come è strutturato, il sistema dei servizi aggiuntivi non va, - afferma l'assessore ai Beni culturali, Alessandro Pagano, insediatosi lo scorso settembre -. Abbiamo trovato, in merito, un progetto che certamente non risulta adeguato alle esigenze e alle aspettative prefissati». E allora? Ancora Pagano: «Stiamo lavorando per mettere in campo un altro modello». Insomma, non ha funzionato il metodo messo in campo dalla Regione sull'applicazione della «Ronchey» (recepita nel 1999) che, fra l'altro, da vita a una serie di servizi come book-shop, caffetterie, ristorazione, ospitalità e assistenza a gruppi turistici proprio nei musei, biblioteche e aree archeologiche. E dire che l'attuazione di questa legge, in Sicilia, doveva far decollare maggiormente i beni culturali. Ma così non è andata, nonostante la «Ronchey» abbia spezzato il monopolio del pubblico in materia, aprendo, di fatto, ai privati. Imprenditori che hanno potuto usufruire di spazi per impiantare le proprie attività nelle aree archeologiche e che di contro, hanno portato nelle casse regionali sia le somme per la concessione del sito, sia una quota del 7 per cento (minima percentuale) del fatturato annuo dell'attività impiantata. Ma a quanto pare, è tutto da rifare. E così, nonostante la Regione abbia dal 1946 competenze esclusive sui Beni culturali, come inconfutabilmente possiede uno dei patrimoni più importanti del mondo (non a caso l'Unesco gl'ha messo le mani), nel 2005 ci ritroviamo a ridisegnare un nuovo modello per rilanciare i musei. I dati in questione, tuttavia, suggeriscono anche che il nodo da sciogliere non è soltanto quello di come meglio regolare i cosiddetti servizi aggiuntivi, ma anche di dar vita ad un più proficuo piano di comunicazione e di marketing dei nostri siti. Di certo non si può campare di rendita. Il che significa che se la Valle dei Templi si pubblicizza da sé (certamente potrebbe meglio «rendere»), appare difficile che senza alcun intervento,possa aumentare l'incasso annuo di 115 euro - sì proprio poco più di 200 mila vecchie lire - dell'Antiquarium di Sabucina (CI). E al di là del personale e della spese di gestione, è impossibile pensare che questo sito possa reggersi con l'irrisorio incasso di circa 100 euro all'anno. Per rimanere nella provincia Nissena, stesso discorso potremmo fare per i 387 euro l'anno del museo di Mananopoli o di quello di Cibil Gabib che ha fatturato 667 euro. Così stanno le cose. Per completezza d'informazione, infine, va detto che degli oltre 4 milioni e 400 mila visitatori che nel 2003 hanno fatto tappa nei siti archeologici regionali, circa 1 milioni e 800 mila, secondo le norme in vigore, hanno usufruito dell'ingresso gratuito.
Sicilia, il flop di musei earee archeologiche
In Sicilia, il modello di gestione dei musei regionali "Sicilia della legge Ronchey" ha fallito. Più del 70% dell'incasso dei 47 musei regionali proviene da 6 siti, tra cui Villa del Casale, Valle dei Templi e Teatro antico di Taormina. Il Teatro antico di Taormina registra il maggior incasso, con oltre 1,8 milioni di euro. La Valle dei Templi è il sito con il maggior numero di visitatori, con oltre 640 mila persone. L'assessore ai Beni culturali, Alessandro Pagano, afferma che il sistema dei servizi aggiuntivi non è stato adeguato alle esigenze e alle aspettative. La Regione sta lavorando per mettere in campo un nuovo modello di gestione.
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