La spending review non risparmia neanche i beni culturali, anche se si tratta di un settore delicatissimo e che produce ricchezza, quasi 76 miliardi di euro, pari al 5,4 della ricchezza prodotta e che dà lavoro a un milione e 400.000 persone, il 5,6 del totale degli occupati in Italia, più del settore primario o del comparto della meccanica, come risulta dal Rapporto 2012 di Symbola e Unioncamere sull'industria culturale in Italia. Certo, se chiude qualche museo, come già succede o vengono abbandonati i monumenti - e la Corte dei Conti ci bacchetta sulla manutenzione - questo viene ritenuto molto meno grave della perdita di ospedali o della diminuzione del grado di sicurezza nazionale, ma non è il giusto metro di giudizio da adottare. Beni comuni e servizi sono indispensabili ambedue per i cittadini, con l'aggravante che la storia del passato è irripetibile, una volta distrutta. Il taglio del 20 per i dirigenti e del 10 per il restante personale dei ministeri va ad incidere per il settore dei Beni culturali, su un organico già insufficiente rispetto alla pianta organica del 2009, più di 2300 persone in meno rispetto ai 21.000 preventivati per il ministero dei Beni e attività culturali (ora 19.000 persone in servizio). Mentre c'è da lavorare per un dimagrimento al centro della struttura ministeriale, gonfiata alla fine degli anni 90, e in molti auspicano una struttura più «leggera» al centro e l'eliminazione delle direzioni regionali, che oltre a confliggere con le direzioni generali, hanno indebolito la struttura delle soprintendenze, la riduzione del 10 sul personale verrebbe a significare il blocco totale del turn over fino al 2016, vale a dirsi la perdita secca di 3000 persone nel 2016, con la riduzione del personale Mibac a 15.000 persone in totale e di conseguenza ricadute sulla gestione dei monumenti e del territorio facilmente immaginabili, considerando che oggi 450 archeologi Mibac sono costretti a gestire 600 km quadrati a testa in media. Ce lo possiamo permettere?
ITALIA - Spending review e beni culturali
La spending review non ha risparmiato neanche il settore dei beni culturali, che produce quasi 76 miliardi di euro e dà lavoro a un milione e 400.000 persone. Il taglio del 20 per i dirigenti e del 10 per il restante personale dei ministeri ha inciduto sul settore, con un organico insufficiente rispetto alla pianta organica del 2009. La riduzione del 10 sul personale verrebbe a significare il blocco totale del turn over fino al 2016, con la perdita di 3000 persone nel 2016. Ciò potrebbe portare a ricadute sulla gestione dei monumenti e del territorio. Il settore dei beni culturali è delicatissimo e produce ricchezza, ma la perdita di personale potrebbe avere conseguenze negative.
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