Polemica sui costi. «No, è solo un danno alla città».Villa Olmo dice addio ai grandi artisti. La chiusura, ieri, della rassegna dedicata alla dinastia Brueghel, una delle più importanti di artisti fiamminghi del Cinque e Seicento, è coincisa con la fine di una storia iniziata nel 2004 e proseguita ininterrottamente per nove anni. La nuova amministrazione comunale non proseguirà sulla linea tracciata dall'ex assessore alla Cultura, Sergio Gaddi, capace di portare a Como, a visitare le grandi mostre di Villa Olmo, quasi 900 mila persone ma anche di attirarsi le critiche di chi, a più riprese, ha denunciato i presunti «buchi» degli eventi. Ideatore e curatore di ogni singola mostra, Gaddi è stato indiscutibilmente il protagonista - nel bene e nel male - di ciascuna delle nove rassegne d'arte allestite nella più celebre delle dimore storiche comasche. «I numeri sono oggettivi - ripete l'ex assessore -. E sono tutti dalla mia parte. Le grandi mostre hanno portato a Como 900 mila persone. E questi numeri si raggiungono solo con la qualità». Quella dedicata alla dinastia Brueghel è la quinta mostra più vista in Italia nel 2012. Ieri sera, poco prima della chiusura definitiva, il conteggio finale dei visitatori sfiorava quota 95 mila. Il bilancio? «Perfettamente in equilibrio», assicura Sergio Gaddi. Che fa i classici conti della serva. Le due date che rimarranno nella storia di Como sono il 13 marzo 2004, giorno dell'inaugurazione dell'esposizione «L'alchimista del segno» dedicata a Joan Mirò, e appunto il 29 luglio 2012, con il sipario che si abbassa su Villa Olmo come teatro di grandi rassegne d'arte. In mezzo, negli ultimi nove anni, ci sono stati Picasso e «La seduzione del classico» nel 2005; René Magritte l'anno dopo; gli impressionisti, i simbolisti e le avanguardie nel 2007; «L'abbraccio di Vienna» sull'arte mitteleuropea nel 2008; Chagall e Kandinsky; Ru-bens e i fiamminghi nel 2010; e infine Giovanni Boldini e la Belle Epoque nel 2011. Se si dovesse fare una classifica, l'anno d'oro è stato quello del maestro del surrealismo Magritte, che ha sbancato il botteghino con oltre 120 mila spettatori. Da record anche il bilancio, con una spesa che ha toccato quota 1,7 milioni di euro. Sul fronte opposto, la mostra meno visitata è stata quella dedicata al ferrarese Boldini, ferma a poco più di 70 mila spettatori. Le contestazioni a Sergio Gaddi per i costi troppo elevati e per i buchi di bilancio sono state di fatto una costante nei nove anni delle grandi mostre. «L'unico, vero pesante rosso nel bilancio è stato quello della mostra dedicata a Picasso - si difende l'ex assessore. Quell'anno, il ministero dei Beni culturali ci aveva promesso un finanziamento importante che poi non è mai arrivato. Abbiamo avuto una perdita significativa, quasi mezzo milione di euro. E' stato l'unico vero segno meno in nove anni». Il nuovo assessore alla Cultura del Comune di Como, Luigi Cavadini, fin dalla nomina ha detto chiaramente che non proseguirà con le grandi mostre a Villa Olmo, almeno non con l'impronta che all'evento ha dato il suo predecessore. Il passaggio di consegne da Sergio Gaddi non poteva essere che al vetriolo. La nuova giunta ha cancellato la festa finale, con i tradizionali fuochi d'artificio, che aveva programmato Gaddi. «E' stata una decisione arrogante, presa solo per vendetta, che ha provocato un enorme danno economico e d'immagine alla città - attacca l'assessore uscente. Il costo dello spettacolo era interamente coperto dagli sponsor». Un commiato avvelenato. Per Brueghel e per i grandi artisti. Per Sergio Gaddi e per Como, orfana delle sue mostre.