DALL'OLIMPICO al «Colosseo industriale». La Roma ci pensa, l'idea di realizzare il proprio stadio al centro della città nonè più soltanto tale. Il progetto è di qualche settimana fa: realizzare un impianto nell'area del Gazometro, l'arteria dell'Ostiense che scorre da una parte, la riva del Tevere dall'altra. In mezzo terra, capannoni, uffici, tutto di proprietà del gruppo Eni, che da tempo cerca il modo giusto per riqualificare le strutture ereditate da Italgas. E quale soluzione migliore - deve essersi chiesto qualcuno- che metterlea disposizione per la più importante opera architettonica della capitale? Le carte sono finite così tra le mani dei manager del club giallorosso, attivissimi nella ricerca del terreno giusto su cui far sorgere lo stadio. E l'idea è piaciuta. La cubatura, secondo le stime, sarebbe sufficiente a ospitare non solo lo stadio da 50 mila posti che in mente la proprietà americana, ma anche le attività correlatea cui il club tiene, come una foresteria, la sede sociale, una Fan Zone e un centro commerciale. In più il piano regolatore destina l'area alla realizzazione di impianti sportivi. Un elemento fondamentale per non dover richiedere modifiche della "destinazione d'uso", e non dover attendere l'approvazione del ddl sugli stadi (da qualche giorno nuovo rallentamento al Senato, dopo che la Commissione Ambiente ha sollevato dubbi su un conflitto di competenza) che consentirebbe di agevolare questo passaggio. Ma ancor più favorevole alle intenzioni di regalare ai tifosi un impianto nel cuore della capitale, sono le infrastrutture della zona. Servitissima da un punto di vista ferroviario (è adiacente al Terminal Ostiense, ma comodamente raggiungibile anche da stazione Trastevere) e con almeno due fermate di metropolitana, Piramide e Garbatella, nelle immediate vicinanze. Chi si è fermato a visionare le carte messe a disposizione della società, ha anche già immaginato di valorizzare il gazometro più grande, facendone elemento distintivo del nuovo impianto: un po' come l'arco del nuovo Wembley. Fin qui, tutto bene, ma non solo rose. Perché se davvero la Roma decidesse di far sorgere lì lo stadio, demolendo i tre gazometri più piccolie tutto quanto esiste oggi intorno a loro, il progetto - il club ha già affidato gli studi all'architetto Usa Dan Meis - potrebbe scontrarsi con i vincoli architettonicie paesaggistici dell'area. Un intoppo che si aggiungerebbe ai disagi di due anni di lavori nel pieno centro cittadino. «Il disagio presente va tollerato in ragione del bene futuro», il commento in questo senso delle istituzioni locali. Che però preferirebbero zone più periferiche (c'è chi spinge per Tor di Valle). Una cosa è certa: l'area del Gazometro, indicata ai dirigenti nel corso di rapporti privati, non comparirà della short list di tre o quattro aree che CushamnWakefield, l'advisor immobiliare scelto dalla società giallorossa, consegnerà a Trigoria nei primi giorni di agosto. A inizio settembre, poi, la Roma dovrebbe rendere nota la scelta dell'area su cui lavorare.