PONTE SULLO STRETTO 5 ARRESTI PER GLI APPALTI In manette anche un boss canadese, poi Abbate, Barbera e La Licata ROMA I boss mafiosi hanno provato a stendere i tentacoli sulla gestione dei lavori per il ponte sullo Stretto, un'opera miliardaria che stuzzica gli appetiti delle organizzazioni criminali. L'avidità di denaro che sarà spesa in Sicilia e in Calabria, è arrivata da una mafia di altissimo calibro, quella Americana, che ha preparato il terreno con grande anticipo, piazzando un loro manager fra le società che avrebbero dovuto partecipare alle gare d'appalto, investendo in questa manovra i soldi ricavati dal traffico di droga. Il progetto criminale è stato bloccato dall'inchiesta coordinata dalla Dda di Roma che ha chiesto ed ottenuto dal gip cinque ordinanze di custodia cautelare che riguardano mafiosi, professionisti italiani e stranieri. In un appartamento di lusso del quartiere Parioli a Roma gli investigatori della Dia hanno arrestato il referente dell'organizzazione: un ingegnere ottantenne, Giuseppe Zappia, di origine calabrese che in passato aveva svolto lavori in Canada e negli Emirati Arabi. Zappia si era trasferito in Italia nella metà degli anni Novanta, e tre anni fa aveva costituito una società a responsabilità limitata, la "Zappia international' che aveva il compito di aggiudicarsi l'appalto per la costruzione del ponte. In effetti Zappia ha partecipato lo scorso ottobre alla gara di prequalifica tecnica, una selezione delle imprese che hanno le qualità tecniche previste per la realizzazione dell'opera. Ma l'ingegnere dei boss non ha vinto la gara. A questo punto l'ottantenne ha cercato di aggirare l'ostacolo, tentando di entrare in contatto con le altre imprese che poi avrebbero realizzato i lavori, accontentando in questo affare la mafia siciliana e quella della 'ndranghe-ta calabrese. Dalle intercettazioni, infatti, emerge che Zappia rassicura i suoi interlocutori d'oltreoceano, che lui "nell'affare del ponte c'entrerà". E in questo affare, organizzato in America, entrano a pieno titolo anche le cosche di Cosa nostra. Zappia, infatti, è l'uomo del boss mafioso Vito Rizzuto, padrino della famiglia del Canada, detenuto da poco tempo a Montreal, perché accusato di omicidi, e destinatario di una delle ordinanze. Rizzuto aveva inviato l'ingegnere Zappia a gestire l'affare miliardario. Durante una delle tante intercettazioni telefoniche Zappia riferisce al suo interlocutore che "lì si deve fare il ponte tenendo contenti quelli della Sicilia e quelli dell'altra parte". A capo dell'organizzazione c'è dunque Vito Rizzuto, 58 anni, nato a Cattolica Eraclea (Agrigento) ritenuto dagli inquirenti il nuovo capomafia canadese. Rizzuto è un boss di primo calibro, nato fra le fila della famiglia Bonanno di New York, è indicato da quattro pentiti americani di essere il responsabile di omicidi commessi in Nord America nel 1981. Il carcere, comunque, non ha bloccato la gestione della famiglia. Rizzuto ha proseguito i suoi affari attraverso il figlio, ed ha seguito l'operazione del ponte attraverso Zappia che lo ha contattato periodicamente per aggiornarlo sull'andamento della situazione. L'obiettivo era semplice: la mafia voleva entrare nella realizzazione dell'opera con la faccia pulita di Zappia e quella di imprese mai colluse, facendo transitare grosse somme di denaro attraverso finanzieri algerini e uomini d'affari francesi e cingalesi. Gli altri destinatali delle ordinanze emesse dal gip Pierfrancesco De Angelis, sono Filippo Ranieri, di 68 anni che si trova in Canada, un imprenditore cingalese di 52 anni, domiciliato a Londra, Sivalingam Sivabavanan-dan, e un algerino di 42 anni, Hakim Hammoudi che si trova a Parigi. Per loro è stato chiesto l'arresto provvisorio ai fini dell' estradizione.
Ponte sullo Stretto, cinque arresti per mafia
Gli investigatori della Dia hanno arrestato Giuseppe Zappia, un ingegnere ottantenne di origine calabrese, in un appartamento di lusso a Roma. Zappia è stato accusato di aver partecipato a un affare criminale per la costruzione del ponte sullo Stretto, un progetto miliardario. Zappia aveva costituito una società a responsabilità limitata per aggiudicarsi l'appalto, ma non aveva vinto la gara. Invece, ha cercato di aggirare l'ostacolo, cercando di entrare in contatto con le altre imprese che avrebbero realizzato i lavori.
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