Il ricorso del governo alla Corte costituzionale contro la legge della regione Sardegna del 25112004 di «Provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale», è soprattutto frutto di un'errata concezione in materia di economia e di politica del turismo. Lo sviluppo del turismo infatti non dipende solo dalla costruzione di strutture e infrastrutture, ma anche da un'attenta valutazione, attraverso una preventiva e corretta analisi costibenefici, dell'impatto e dei riarmi e quindi delle diseconomie che le attività turistiche possono provocare nel medio e nel lungo periodo a carico dell'ambiente naturale e del patrimonio culturale. L'economia del turismo cioè va declinata nel contesto dell'economia dell'ambiente in senso lato e perciò non può essere assimilata esclusivamente alla pura e semplice attività d'impresa; è invece il risultato di politiche macro e microeconomiche tendenti a coniugare le attività produttive con le necessità di salvaguardia, tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, nell'ottica di uno sviluppo sostenibile e duraturo. La competizione sui mercati, infatti, si gioca tra destinazioni capaci di proporre un'offerta armonica di beni e servizi, strutturata per linee di «turismi specializzati», basata sulla capacità di attrarre e motivare la domanda turistica del patrimonio culturale e ambientale. L'azione del governo contro la legge della Sardegna è sostenuta da alcuni comuni, che con tale legge si sono visti bloccare per circa un anno, in attesa del varo del piano paesaggistico, faraonici progetti di cementificazione incontrollata delle coste, in nome di un malinteso concetto di sviluppo economico. La politica non può abdicare alla sua responsabilità di progettare lo sviluppo durevole dei territori, mettendo precisi vincoli di salvaguardia ambientale, limitando l'attività di cementificazio-ne dissennata delle grandi imprese immobiliari, che rischia di ipotecare anche la qualità dell'ambiente e della vita delle future generazioni. Queste non possono essere barattate in cambio di un guadagno immediato generato da qualche migliaio di posti di lavoro a tempo determinato nel settore edilizio, di un leggero incremento stagionale delle attività commerciali e di poca occupazione stagionale. Inoltre le centinaia di migliaia di posti letto in appartamenti già esistenti non rientrano neanche nelle statistiche dell'offerta turistica della Sardegna. Non sono infatti considerati né classificati come strutture turistico-ricettive dalla regione, né riconosciuti come tali dagli stessi comuni ricorrenti contro la cosiddetta «legge salvacoste», che però viene accusata di bloccare lo sviluppo del turismo. Con le nuove lottizzazioni si andrebbe a incrementare ulteriormente il sommerso, che sfugge a qualsiasi tassazione e a qualsiasi rilevazione statistica. Secondo gli studiosi più attenti, la domanda sommersa ammonterebbe in Italia a circa 650 milioni di presenze, contro i circa 350 milioni di quella ufficiale in strutture censite come turisti-che. Il sommerso costituisce cioè il vero business del turismo italiano, che oltre all'evasione fiscale collegata, depaupera e dequalifica l'ambiente, provocando gravi danni alle vere imprese turistiche, che invece continuano a perdere clientela. Ma che ci si può aspettare se, con decreto 18 marzo 2004 sugli studi di settore, si è classificata come turisticamente specializzata, la simpatica cittadina di Padru, in Sardegna, solo perché caratterizzata da «struttura ricettiva composta prevalentemente di seconde case»? Nello stesso decreto si considerano invece «turisticamente despecializzate» celebri città d'arte come Pisa, Siena, Arezzo, Mantova, Ferrara, Vicenza, Matera, Orvieto, Cagliari, Bari e siti come le Cinque Terre perché «non presentano alcuna specifica caratteristica attrattiva nei confronti dei flussi turistici, non possedendo né particolari beni di interesse storico, culturale, artistico, né elementi di interesse paesaggistico-ambientale, né specifica rilevanza per il turismo d'affari». Direttore del Dipartimento per le politiche e l'economia del turismo di Eurispes
Sardegna, tutela delle coste e speculazione
Il governo ha presentato un ricorso contro la legge della Sardegna che prevede una provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale. La legge è stata accusata di bloccare lo sviluppo del turismo, ma in realtà il governo non ha considerato l'importanza di un'attenta valutazione dell'impatto e dei benefici dell'attività turistica. Il turismo non è solo una questione di costruzione di strutture e infrastrutture, ma anche di politiche macro e microeconomiche che tengono conto della salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali e ambientali.
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Bene culturale
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