Un anno fa la battaglia con Galan e le dimissioni poi ritirate di 10 assessori, sino al giudizio davanti alla Corte costituzionale UN GIRO tortuoso per tornare, quasi, al punto di partenza. Per il Piano casa della Regione Lazio, un anno dopo l'approvazione, sembra non essere cambiato nulla. Anche nell'agosto del 2011 la maggioranza forzò l'approvazione della legge presentando un maxi emendamento; anche allora l'opposizione uscì dall'aula e non votò il provvedimento. E, come se non bastasse, non mancò nemmeno un anno fa l'intervento del ministero dei Beni culturali a rovinare la festa a Renata Polverini e alla sua giunta. Quell'uscita dell'allora ministro Giancarlo Galan fu il preludio di un'impugnativa alla Corte costituzionale che arrivò un pomeriggio di ottobre, durante uno degli ultimi consigli dei ministri presieduti da Silvio Berlusconi. A quell'atto la Polverini rispose con le dimissioni (rapidamente ritirate) di 10 dei suoi assessori: poi si preparò alla battaglia legale con il Mibac davanti alla Consulta. A fare da mediatore il ministero degli Affari regionali retto allora da Raffaele Fitto e oggi da Piero Gnudi. Una mediazione, però, che sembra non aver funzionato. Tanto che il nuovo ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, non solo è infuriato per quelle che considera «menzogne» da parte della Regione Lazio ma è convinto, in questa storia, di voler andare «fino in fondo». Tradotto: non è un'ipotesi remota che il testo con le modifiche al Piano venga nuovamente impugnato del Mibac di fronte alla Corte costituzionale. Che i rapporti tra ministero e Regione Lazio non siano dei migliori è testimoniato dalle battaglie di questi mesi: prima le critiche al Piano casa originario, poi l'opposizione netta alla nuova discarica di Corcolle (appoggiata, invece, dalla Polverini), infine le polemiche di ieri. Sono mesi che i due enti non si parlano, nemmeno attraverso i tecnici. L'ultimo contatto risale al 30 aprile quando, con una lettera, il capo dell'ufficio legislativo del Mibac, Paolo Carpentieri, boccia «il testo emendativo predisposto dalla Regione Lazio» poiché rimangono «intatti tutti i dubbi di costituzionalità in materia di tutela paesaggistica». Un punto che l'ente governato dalla Polverini aggira così: «Per le parti impugnate relative alla pianificazione paesaggistica si è deciso di lasciare aperta la strada al giudizio della Corte costituzionale». In realtà, leggendo una lettera precedente (datata 13 febbraio 2012), non sembra che i rilievi messi in luce dal Mibac anche su altre questioni siano stati recepiti nel maxi emendamento approvato l'altra notte. Il risultato, insomma, è di nuovo un muro contro muro su una legge, il Piano casa, che alla Polverini sta molto a cuore. Approvato in giunta nell'ottobre 2010, il testo ha impiegato 8 mesi prima di diventare legge, dopo una serie di tormentate sedute alla Pisana. Ora, a quella norma che introduceva, un anno fa, oltre ai premi di cubatura per le abitazioni private anche importanti agevolazioni per i grandi costruttori (volumetrie in più e cambi di destinazione d'uso), si aggiungono le parti più contestate inserite con le nuove modifiche: in primis quella che consente agli enti religiosi di accordarsi con un'impresa per la costruzione di una chiesa e di metterle a disposizione il terreno per l'edificazione di un albergo o di un centro commerciale. Per Luciano Ciocchetti, "padre" della legge «non ci sono rischi di ulteriore impugnativa». Ora, però, bisogna attendere cosa dirà il governo.
Lazio, piano casa. "Quei cambiamenti sono solo formali" e la legge rischia di tornare alla Consulta
Un anno fa, la Regione Lazio approvò il Piano casa, un piano di costruzione di nuove abitazioni, ma la legge fu impugnata dalla Consulta. La Regione Lazio, guidata da Renata Polverini, si preparò a difendere la legge con il Ministero dei Beni culturali. Tuttavia, il Ministero dei Beni culturali, guidato allora da Giancarlo Galan, uscì a criticare la legge, il che portò a una serie di dimissioni di 10 assessori della Polverini. La Regione Lazio si preparò quindi a difendere la legge con un maxi emendamento, che fu approvato l'anno scorso.
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