La soprintendente Acidini scrive a Renzi: la ricerca può continuare, risultati interessanti AVANTI con la ricerca, che finora ha dato risultati «interessanti ». Ma niente nuovi buchi sul Vasari. Per scoprire se dietro l'affresco raffigurante la Battaglia di Scannagallo nel Salone dei Cinquecento c'è davvero la celebre Battaglia di Anghiari di Leonardo serve un supplemento d'indagine: si faccia pure, ma non forando ulteriormente la parete. Semmai prelevando nuovo materiale attraverso i fori già esistenti, per inviarlo all'Opificio delle pietre dure e permettere le opportune analisi. E' la nuova puntata della telenovela Anghiari. Con la sovrintendente del polo museale Cristina Acidini che, dopo poco più di una settimana, risponde al sindaco Matteo Renzi che aveva chiesto un via libera alla prosecuzione delle indagini, guidate dall'ingegnere dell'università di San Diego Maurizio Seracini e finanziate dal National Geographic. Acidini giudica «interessanti» i prelievi di Seracini. Indizi meritevoli di fiducia, parrebbe di capire. Ma certamente insufficienti per dichiarare che dietro la famosa intercapedine si nasconde ancora il Leonardo perduto. Per questo, dice Acidini, si prelevino nuovi campioni attraverso i fori già fatti nella Battaglia di Scannagallo del Vasari e si trasmettano per le analisi del caso all'Opificio. Nel corso della prima fase della ricerca sono emerse tracce assimilabili a «finiture» e «pigmenti» di colore rosso, nero e dorato, simili a quelli utilizzati da Leonardo in altre sue opere.