L'ira di Braccialarghe sui Musei non civici «Non accettiamo un soggetto esterno che ci dica dove tagliare» L'assessore Braccialarghe lo va ripetendo da sempre: «La soluzione per sopravvivere è dare in gestione i servizi degli enti museali non civici alla fondazione Torino Musei». Tra spending review e tagli dallo Stato, «la coperta dei finanziamenti è più corta e non si può far finta di niente. Soprattutto, non si può mettere ulteriormente in crisi i musei cittadini, impegnando risorse per strutture esterne». Ieri, nella V Commissione consiliare, presieduta da Luca Cassiani, la sferzata dell'assessore alla Cultura è stata ancora più dura: «Non posso garantire il contributo della Città per il 2013, come mi chiedono i direttori del museo del Risorgimento, della Resistenza, della Montagna, più i tre universitari. Non se ne parla. La mia proposta è inserirli nel grande circuito che riunisce tutti gli altri, per risparmiare sul personale, sui costi delle utenze, sul presidio delle casse e sulle spese di pulizia». Prendere o lasciare. Al momento, non c'è altra possibilità. La trattativa per aiutare i musei non civici, a rischio chiusura, minaccia di arenarsi su una questione che gli stessi ritengono non di poco conto: «Non vogliamo perdere la nostra autonomia - spiegano in coro i direttori-. Abbiamo già fatto un'importante spending review interna. Non accetteremo un soggetto estraneo che ci impone cosa tagliare». Anche perché i budget, a loro dire, sono davvero ridotti all'osso, mentre il 40 del personale è in cassa integrazione a rotazione fino a fine anno, e il biglietto d'ingresso è stato aumentato, come aveva chiesto il sindaco Fassino due mesi fa, a 10 euro. Una misura che «sarà anche utile per racimolare qualche soldo per la gestione, ma che ha fatto registrare un calo sensibile degli ingressi ai musei». Un conto è il Risorgimento, ma per musei come il Lombroso, quello della Frutta e di Anatomia arrotondare il ticket d'ingresso pesa sulle tasche dei visitatori. Braccialarghe, però, non intende indietreggiare: «Non posso spendere soldi che non ho», puntualizza. E motiva la sua fermezza con un caso concreto: «Prendiamo il museo del Risorgimento - dice -. E' un ente morale, che gode di contributi dello Stato per 25 mila euro (a questi si aggiunge la disponibilità gratuita di Palazzo Carignano, ndr) e della Regione per 180 mila. E' possibile che il Comune ne debba investire 750 mila, tra risorse e personale?». Per quest'anno, con tutte le cure dimagranti possibili, i musei tireranno avanti, potendo contare, tra il resto, su 1 milione e 140 mila euro dal Comune, impegnati a versarne 135 mila di tasca propria. Il Risorgimento, ad esempio, ce l'ha messa proprio tutta: ha «tagliato la spesa della bolletta di luce e telefono del 50», fa notare il direttore, Roberto Giachino. Mentre «siamo ancora in attesa di personale d'appoggio che ci ha promesso il Comune». Ma per il 2013? «Occorre fare ulteriori economie», prosegue Braccialarghe. Una condizione indispensabile per non chiudere e per tutelare i 51 dipendenti che resteranno dal 1 agosto. Anche se il consigliere Sel Marco Grimaldi fa notare come «prima di domandare ai musei più poveri in assoluto di tagliare ancora, sarebbe meglio fare un ragionamento sugli sprechi della Fondazione To Musei, che gode di un budget in proporzione ben più elevato».