Chissà se Pozzuoli diventerà mai adulta, comincio ad avere i miei dubbi, dal momento che preferisce rattoppare i suoi giorni invece che cucirli. La Necropoli, ormai, ha la stessa sostanza dei morti, lo stadio di Antonino è uno scheletro essiccato dal sole, le tabernae romane attendono e il Rione Terra sarà dato in prestito a qualche commedia di Ionesco tanto è diventata assurda la sua storia. Devo proseguire? La Chiesa del Purgatorio, proprio a ridosso del Rione Terra, sembra un mendicante a cui stanno cadendo persino gli stracci (sai che teatro potrebbe essere). Ne sto dimenticando tanti, sicuro, ma ci penserete voi a ricordarli e ad aggiungerli. Ora tocca all'Anfiteatro Flavio salire sul palcoscenico del ridicolo, è trai maggiori in Italia ma meno pubblicizzato di una ciotola patinata come l'Arena di Verona. Turisti che restano fuori, personale dimezzato, turni, problemi contrattuali, chiusure del monumento senza che gli stranieri siano avvisati. Gli autobus, poi, sostano sulla strada, mentre a pochi metri una squallida piazza sporca, polverosa e spelacchiata è preda di un mercato che, nonostante debba spostarsi, non ne vuole sapere, e di parcheggiatori abusivi locali e stranieri (in genere questi, nel pomeriggio) che sistemano auto anche in terza fila per intascare il più possibile. Non sarebbe più logico spostare il traffico turistico lì, dopo aver ovviamente creato delle aiuole? Possibile che la dignità sociale sia considerata da queste parti una pericolosa forma di convivenza? La condizione dell'Anfiteatro rispecchia la precarietà dell'intero territorio flegreo. Credo che le persone siano stanche di leggere di riunioni, di proclami, di progetti, di annunci e assistere, nel frattempo, a una storia i cui calcinacci cadono di continuo sulle nostre speranze. Si apre, si chiude, si apre, si chiude, questo è il doppio movimento di Pozzuoli, oltre non sa andare. Sovrintendenza, sindaco, Ministero dei Beni Culturali, Regione, fuochisti, macchinisti, uomini di fatica, come direbbe Totò, tutti accoreranno al capezzale del malato e ognuno uscirà con una soluzione diversa o, seppur congiunta, con probabile rinvio a data da destinarsi. Persino i calendari sembrano non trovar più spazi per i continui, estenuanti rinvii. Si affida tutto al molle terreno del futuro, dove meglio impantana il presente. Non è soltanto questione di turisti, ma di cura di sé, di ciò che si pretende, nulla di più semplice che vegetare in una mediocrità costante, dove ciò che accade non procura autentica progettazione. Ma io mi chiedo pure se qualcuno, nella città flegrea, non si senta stufo di essere sempre cronaca che umilia, offende, qui purtroppo, come in buona parte della Campania, gli inizi si fermano, non proseguono e questo è uno dei suoi maggiori mali. Se cinquanta turisti tedeschi restano fuori all'Anfiteatro, al di là di legittimi giustificazioni, il ritorno a casa di queste persone crocifiggerà sul legno dei luoghi comuni ciò che non sempre è soltanto luogo comune. L'ambizione di un posto e di un tempo e degli uomini che li abitano dovrebbe essere quella di una trasformazione necessaria e mai brutale, che li renda protagonisti e non semplici figuranti. loda anni non parlo più di turismo nei Campi Flegrei, il turismo si fa, non si annuncia di continuo, a un certo punto le chiacchiere, comprese le mie, stanno a zero, arriva pure il momento in cui il sonno deve smettere di somigliare alla morte. La mia lezione sono le pietre, durano più degli uomini, anche quando sono soltanto macerie.