L'agricoltura e le arti solo il nostro petrolio e vanno valorizzate. Il ministro Catania lo ha capito Mi viene in mente la frase - in realtà forse mai pronunciata - di Galileo Galilei: eppur si muove. Sì: qualcosa si muove. Ed è in parte rivoluzionario: un moto galileiano appunto. Nell'Italia schiacciata dagli spread, confusa da dati economici sempre più depressi e depressivi, si comincia a ragionare di un possibile nuovo modello. E l'agricoltura inevitabilmente torna a essere protagonista Solo che deve diventare agri-cultura E cioè: partire dal territorio per trovare sinergie tra i diversi valori - ambientale, sociale, agricolo - integrati con il turismo, il paesaggio, i beni e la produzione culturali puntando alla massima qualità. Ma emerge da questo dibattito anche un altro dato: l'Italia che tira è quella che non sta negli agglomerati metropolitani. Se ne parla a Montefalco e anche le Cinque Terre devastate dall'alluvione ripartono dalla valorizzazione del loro territorio attraverso il vino. Ma se ne è parlato molto a Treia - incantevole città murata delle Marche dove ancora si gioca il pallone con il bracciale cantato da Leopardi - nel seminario estivo di Symbola, l'associazione fondata da Ermete Realacci e che per prima in Italia si è posta l'obbiettivo della green economy. Ma ne ha parlato molto il ministro dell'agricoltura Mario Catania che ha lanciato un vero e proprio allarme per la perdita di terreno coltivato e che si fa promotore di una proposta di legge, che andrà in Consiglio dei Ministri a settembre, per fermare la cementificazione. Ma ciò che più conta è che Catania ha ricevuto l'adesione convinta del suo collega incaricato dello Sviluppo Economico Corrado Passera. A sottolineare che si fa strada l'esigenza di ragionare attorno a un modello di sviluppo più armonico. Due sono le gambe sulle quali cammina questa idea: cultura e agricoltura, unico il contenitore: il territorio, univoco l'obbiettivo: la qualità sia dei prodotti sia dello stile di vita Lo studio prodotto da Symbola e Unioncamere sulla cultura dà risultati significativi. La cultura frutta al Paese il 5,4 della ricchezza prodotta, equivalente a quasi 76 miliardi di euro, e dà lavoro a un milione e 400 mila persone, il 5,6 del totale degli occupati in Italia Ma se si allarga lo sguardo a tutta la filiera indotta dalla cultura che comprende dunque le ricadute turistiche, i radicamenti territoriali del manifatturiero legato alle attività culturali, l'agricoltura di specialità e l'artigianato enogastronomico si arriva a un dato altissimo: il valore aggiunto prodotto schizza (...) (...) al 15 totale dell'economia nazionale e impiega ben 4 milioni e mezzo di persone, il 18,1 degli occupati totali. Sacrificata spesso sull'altare della riduzione del debito pubblico, la cultura dimostra non solo di poter sfamare il Paese, ma di far campare già oggi quasi un quinto degli occupati italiani. E da qui dice Symbola bisogna ripartite per costruire una nuova idea di Paese fondato peraltro sulla rivalutazione della cosiddetta provincia. Ma a una condizione: che il territorio esista e resista. E qui è suonato fortissimo l'allarme lanciato dal ministro per l'Agricoltura Mario Catania nei giorni scorsi. Sostanzialmente Catania ha detto tre cose: stiamo perdendo 100 ettari di terra coltivabile al giorno, il problema del consumo del suolo nel nostro Paese deve essere una priorità da affrontare e contrastare; la sottrazione di superfici alle coltivazioni abbatte la produzione agricola, ha un effetto nefasto sul paesaggio e, di conseguenza, sul turismo; serve una nuova visione economica, un diverso modello di sviluppo. Bisogna anche contrastare l'aggressività di alcuni poteri forti, l'assenza di regole, va modificata una certa cecità della politica, introducendo un cambiamento normativo nel meccanismo di spesa degli oneri di urbanizzazione che vanno nelle casse dei Comuni. Significa constatare che agricoltura, paesaggio, turismo e patrimonio culturale che è per un buon 60 diffuso nei territori rurali devono diventare un sistema economico tutelato e promosso. Ma all'interno di questo sistema l'enogastronomia è l'elemento portante perché è sia una narrazione sensoriale dei valori territoriali, sia un at-trattore turistico, sia l'elemento di più forte creazione di valore aggiunto dell'attività agricola. E la valorizzazione di questo complesso passa attraverso due azioni: la tutela del territorio e l'affermazione della qualità come è avvenuto con il pacchetto qualità e con l'azione d'incentivo per l'uso nella ristorazione e nell'industria di prodotti solo made in Italy. Per la tutela del territorio il ministro Catania ha annunciato un decreto legislativo che si presenta con l'articolato di una legge quadro che pone quattro obbiettivi: il primo determinare l'estensione massima di superficie agricola edificabile sul territorio nazionale puntando al massimo utilizzo dell'esistente, secondo istituire un monitoraggio permanente del consumo di terreno agricolo, terzo stabilire un vincolo di destinazione d'uso sui terreni agricoli, quarto premiare con finanziamenti agevolati e altri vantaggi di legge gli enti locali e i privati che procedono al recupero dei nuclei abitati rurali, mediante ristrutturazione e restauro di edifici esistenti e conservazione ambientale del territorio. È così che cultura e territorio s'incontrano nell'agricultura. Forse Wall Street non lo sa ma l'Italia cerca nell'intelletto delle sue radici un via per uscire dalla crisi.
Campi e cultura. Il modello-Italia per tornare grandi
Il ministro dell'Agricoltura Mario Catania ha lanciato un allarme per la perdita di terreno coltivabile in Italia, che sta perdendo 100 ettari al giorno. Ha anche sottolineato l'importanza di una nuova visione economica e di un diverso modello di sviluppo, che tenga conto della cultura e dell'agricoltura. Catania ha annunciato un decreto legislativo per tutelare il territorio e promuovere la qualità degli prodotti agricoli. L'associazione Symbola e Unioncamere hanno condotto uno studio che mostra che la cultura è un elemento importante per l'economia italiana, generando 76 miliardi di euro e 1,4 milioni di posti di lavoro.
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