I reperti segnavano il limite fra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie Lo ha deciso il Ministero dei Beni culturali dopo l'esposto di un cittadino M.S.G.CAMPANO - Reperti archeologici di grande valore abbandonati nella più totale indifferenza. Triste sorte quella dei cippi di confine considerati solo vecchie pietre da rimuovere. Dopo la segnalazione di alcuni cittadini responsabili sulle condizione in cui versano tre importanti colonnine, immediato è stato l'intervento del Ministero per i Beni e le Attività culturali che con una lettera indirizzata al sindaco Veronesi ha chiesto che vengano sistemati a dovere. Un patrimonio storico-artistico quello di Monte San Giovanni Campano davvero eccezionale che, purtroppo, non solo non viene valorizzato ma nemmeno tutelato. Cippi dell'800 sparsi ai confini del territorio che invece di essere apprezzati per la loro unicità e importanza storica, sono stati completamente dimenticati. Alcuni sono stati già divelti altri usati senza regola alcuna, tutti considerati inutili e ingombranti. Un dramma che va avanti da anni e a cui mai nessuno ha posto un freno. Recente anche l'incidente avvenuto nell'area archeologica di Canneto, nella frazione di Colli, dove un camion della nettezza urbano ha divelto una colonnina antichissima. Il giorno dopo, come se nulla di grave fosse accaduto, qualcuno l'ha ripiantata" nel cemento tra materiali corrosivi di vario genere. Un ulteriore danno al patrimonio archeologico di quell'area già compromessa. Tanta è ormai l'indignazione dei cittadini, tra loro anche giovani archeologi che conoscono bene il territorio e apprezzano l'inestimabile quantità di reperti ancora conservati in ottimo stato. E proprio alcuni cittadini hanno segnalato al Ministero per i Beni culturali la triste condizione in cui versano i cippi di confine, chiedendo di fare qualcosa. Alcuni giorni fa dal Ministero è arrivata una lettera indirizzata al sindaco Veronesi in cui si legge che "in merito alla segnalazione relativa ai cippi di confine numero 154 -164 -171, si evidenzia (e riconosce) la loro importanza storica. I tre cippi fanno infatti parte dei 649 collocati sul confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie e in parte rimossi con l'unificazione d'Italia, anche per impossessarsi dei medaglioni di ghisa posti sotto ognuno di essi. Le colonnine, ricavate da rocce locali o da cave di pietra, portavano raffigurate su un lato le chiavi di San Pietro, emblema dello Stato Pontificio, sull'altro il giglio Borbonico del Regno delle Due Sicilie. I cippi in oggetto sono tra i pochi ancora rimasti nella loro collocazione originaria, quindi assolutamente da tutelare per la loro importanza storica ed artistica, soprattutto in riferimento al territorio di Monte San Giovanni Campano, ultimo paese ai confini con lo Stato Pontificio. La situazione attuale vede i cippi inglobati nel muro di cinta di una villa, uno come telaio di un cancello, l' altro divelto; sarebbe auspicabile, qualora non fosse possibile restituire ai manufatti la dignità originaria, trasferirli all'interno di una struttura del Comune, quale il museo civico, per tutelarne la conservazione e la fruibilità». Lettera firmata dal soprintendente, dottoressa Anna Imponente e dal funzionario responsabile, dottoressa Graziella Frezza, entrambe presto in visita a Monte San Giovanni Campano.