«Con il nostro emendamento non calerà la barbarie sul Trentino: cerchiamo solo di normare quanto il codice statale sui contratti pubblici ci consente di fare in materia di verifiche archeologiche». Il vicepresidente della Provincia e assessore ai lavori pubblici, Alberto Pacher, spiega così l'emendamento al disegno di legge sui lavori pubblici che sarà discusso in consiglio provinciale lunedì. Pacher ci tiene a puntualizzare che: «Non sarà la politica a decidere al posto dei tecnici della Soprintendenza il valore archeologico di un ritrovamento è solo che oggi anche noi applichiamo le procedure previste dalla norma nazionale che sono un po' troppo lunghe e macchinose e dunque abbiamo deciso di esercitare la nostra potestà e di dotarci di un nostro regolamento, che sarà approvato dalla giunta, sulle procedure che saranno seguite dalle nostre Soprintendenze provinciali che mantengono le loro competenze». Intanto, però, questo emendamento ha messo in allerta Italia Nostra del Trentino che con una nota chiede al vicepresidente Pacher di ritirarlo. Secondo Salvatore Ferrari, presidente di Italia Nostra Trentino, infatti «non rientra nelle competenze statutarie della Provincia la possibilità di modificare la disciplina e le forme di tutela dei beni culturali». «Anche nell'autonoma Provincia di Trento, fortunatamente, - aggiunge - è in vigore il Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42). L'emendamento risulta, dunque, non solo in contrasto con il Codice Urbani, ma anche con la legge nazionale sull'archeologia preventiva, che prevede una procedura di valutazione dell'impatto di opere pubbliche sul patrimonio archeologico in sede di progetto preliminare».