La torrida stagione che stiamo attraversando, guidata da nomi mitologici minacciosi o ammalianti, non cambierà solo il paesaggio del pianeta, ma anche le nostre orbite culturali. Se andassero in porto le decisioni di governo e di certe amministrazioni, lo scenario sarà non solo più povero come neanche sotto il flagello biblico della carestia, ma anche corrotto e contraddittorio da risultare del tutto impraticabile. I provvedimenti del governo professorale (che rivelano grande cecità, se non crassa ignoranza, con tutto il contributo «prezioso» del tagliatore Parmalat, per cui la cultura dev'essere come uno yogurt, entrambi pullulanti di fermenti e parassiti) rischiano di combinarsi con le scelte scellerate, per quanto elettorali, di un sindaco come Alemanno. La ferita più grave inferta alla cultura sembrava la chiusura della Discoteca di stato, che è invece rientrata, ma che è stata trattata come fosse una disco night di maniaci strafatti e nostalgici. E' evidente che nelle conoscenze dei professori, non rientrano le parole «memoria culturale», radici, strumenti per conoscere. Monti come Fornero come Ornaghi, sanno solo del proprio orto, e comunque in astratto, come semplice campo di applicazione teorica. Ma il peggio doveva venire con gli altri insensati articoli della rewiew dell'austera ignoranza. Finiscono fuori legge, e quindi condannati a morte come ha denunciato Federculture, tutti quegli enti che a questo paese assicurano ancora un minimo di informazione e scambio culturale: da Santa Cecilia al Palaexpo, da molti musei agli enti lirici. Non c'era bisogno di tanti cervelloni, consulenti e potatori di «sprechi», bastava riesumare Attila o Nerone o qualche altro personaggio similare di più recente memoria; qualche campione di strafalcioni che sfregandosi le mani si gloriasse del «li faccio fori tutti». Forse Monti e i suoi eleganti colleghi sono soliti andare ai concerti a Londra, e non si curano che altri li vogliano più alla portata. Ma a questo pensa Alemanno, un sindaco che con Nerone qualche affinità di scelte politiche potrebbe averla. Tutto quello che non gli piace, annuncia di volerlo distruggere, come ha detto per l'Ara Pacis e per Torbellamonaca. E ora annuncia trionfale che cambierà destinazione d'uso a cinema e luoghi di spettacolo che potessero trasformarsi in case, così da favorire la «crescita». Di cosa? Solo di corruzione e di illegalità. Possibile che non abbia uno straccio di consigliere che gli eviti uscite tanto improvvide quanto fuori dai suoi poteri? Forse, non dichiarato, un pensierino potrebbe averlo fatto al Teatro Valle: un'area tra l'Argentina e il Pantheon, di pregio e valore incommensurabile, che potrebbe diventare un alveare di miniappartamenti, magari per quegli stessi parlamentari che mentre tutto crolla (seguendo Nerone o forse Maria Antonietta)) si applicano a votare l'elezione diretta di uno solo al comando, e non c'è bisogno di indovinarne il nome. Del resto proprio quei ragazzacci del Valle si mettono a far sul serio, e presentato una programmazione piuttosto seria di attività, spettacoli e laboratori per la prossima stagione, che dovrebbero essere davvero di competenza pubblica. Ma Alemanno no, lui ha preparato con i suoi ineffabili assessori un progettino dedicato ai «teatri di cintura» che la giunta di sinistra illuse, moltiplicandone incarichi, direzioni e funzionariato, tutto discrezionale. Gli sarà sembrata in linea con la Spending rewiew?