Le modifiche apportate alla legge per l'impugnativa dell'ex ministro Galan bocciate da via del Collegio romano: non c'e stata alcuna intesa Botta e risposta, entrambe durissime tra il Ministero dei Bei Culturali e la Regione Lazio. L'approvazione del Piano Casa Bis infatti non è stata affatto gradita a via del Collegio romano. E al traguardo faticosamente raggiunto alla Pisana, dopo tre giorni di lavori praticamente ininterrotti, una nota del Mibac guasta la festa. «A seguito delle notizie stampa apparse nei giorni scorsi in merito a una supposta intesa tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Regione Lazio sulle modifiche da apportare al Piano casa, il Mibac chiarisce che mai alcun atto o documento è stato sottoposto alla valutazione del Ministero e, di conseguenza, nessuna intesa è mai intercorsa sulle modifiche da approvare». Il Ministero, pertanto, «si riserva di esprimere una sua valutazione solo a seguito della pubblicazione delle nonne in oggetto appena approvate». È bene chiarire che la bagarre è cominciata proprio per l'impugnativa nell'ottobre scorso, della legge da parte dell'ex ministro alla Cultura Gianfranco Galan. Un'acredine, quella tra la Regione e il Mibac riaccesa proprio ieri, proprio quando il Consiglio regionale aveva dato il via libera alle sostanziali modifiche, apportate proprio per evitare il giudizio di incostituzionalità dell'Alta Corte, atteso proprio in questi giorni. La Regione comunque non ci sta. «In merito alle dichiarazioni rilasciate dal Mibac, si precisa che il procedimento che si instaura con il Governo per il superamento di questioni di legittimità costituzionale di leggi regionali non prevede la conclusione di alcuna intesa con i Ministeri interessati. Il rapporto si instaura infatti esclusivamente con il competente Dipartimento del Ministero degli Affari regionali, che coordina le amministrazioni interessate, raccogliendo pareri e controdeduzioni delle parti e decidendo in ultima istanza le impugnative nonché le eventuali rinunce del Governo ad impugnative già promosse davanti alla Corte Costituzionale. Tale procedura dovrebbe essere ben conosciuta dal Mibac, per cui destano stupore le dichiarazioni rese alla stampa, peraltro stranamente anticipate in aula ieri da diversi consiglieri regionali di opposizione, mentre la legge era ancora in discussione. Come del resto appaiono non rispettosi del normale svolgimento del procedimento legislativo regionale incontri e interlocuzioni che si sarebbero svolti nei giorni passati, secondo quanto si apprende dai resoconti stenografici del Consiglio regionale, tra diversi uffici ministeriali e consiglieri regionali, mentre la legge era ancora all'esame dell'Assemblea legislativa regionale». Poi, come se non bastasse, la Pisana ricalca ulteriormente i puntini sulle "i". «In conclusione non c'è dubbio che il Ministero, nel rispetto delle proprie prerogative debba fare le proprie valutazioni non appena la legge sarà pubblicata, trattandosi di una nuova legge - conclude la nota della Regione - ma è altrettanto indubbio che il Consiglio regionale del Lazio, in quanto organo sovrano rappresentativo della comunità laziale, esercita in piena autonomia la potestà legislativa ad esso riservata dalla Costituzione della Repubblica». A buon intenditor....