«Perché in questa città finiamo per gettare al vento ogni occasione concreta di rilancio economico?» A dirlo è il presidente di Confindustria Venezia, Luigi Brugnaro, riferendosi alle polemiche che gravitano attorno all'ipotesi di costruzione del Palais Lumière a Porto Marghera, ma la frase potrebbe diventare il motto della città giardino, perchè dalla chimica naufragata a questa grande opera che rischia di restare grande solo sulla carta il timore è lo stesso: un gran parlare per poi restare a zero. «Tante grandi città nel mondo sono partite dal recupero di ampie aree industriali e portuali dismesse per dar vita a poli innovativi di attrazione di capitali e di intelligenze. Perché non qui a Venezia?», dice Brugnaro che crede nel cemento come alternativa all'industria ormai spacciata. E lo fa da imprenditore, non da esteta, visto che in merito alla bellezza della torre preferisce non entrare «nel merito delle discussioni sull'estetica del progetto. In realtà, però, oggi ciò che conta è creare aggregazione e condivisione attorno a un'idea che può avere importanti ricadute occupazionali per il territorio e che può innescare un nuovo impulso di iniziative imprenditoriali nell'area, dando visibilità internazionale alla nostra città». E da qui parte la bacchettata a chi sta frenando sull'opera: «L'impostazione conservatrice di tanti critici non ci porterà da nessuna parte, non ci farà superare l'attuale periodo di crisi, né ci aiuterà a ridare ruolo alla futura Città Metropolitana di Venezia. Come imprenditore e come veneziano - prosegue Brugnaro - mi auguro che il progetto Palais Lumière che unisce le anime dell'industria, del terziario avanzato e della ricerca trovi la sua casa qui e non venga affossato dai timori e dalle indecisioni che troppe volte hanno frenato il rilancio del nostro territorio». Per il presidente di Confcooperative Venezia Angelo Grasso questa «è un'occasione d'oro, unica per creare una prospettiva di occupazione e di futuro per Venezia e Marghera». Per questo il numero uno di Confcooperative chiede alle amministrazioni «di spingere sull'acceleratore e di non perdere l'ennesima proposta di rilancio dell'area industriale. Negli anni Porto Marghera ha continuato a perdere posti di lavoro fmo ad arrivare alla crisi drammatica degli ultimi mesi. La torre della luce di Pierre Cardin può rappresentare una sfida ma anche un'occasione per riconvertire una parte della terraferma e per dare una prospettiva nuova ad una città che rischia di vivere solo di turismo». Per il presidente dell'Unione provinciale diventano fondamentali i tempi delle autorizzazioni per non far scappare l'ennesimo imprenditore che vuole investire nel nostro territorio: «Il Palais Lumière come il Quadrante di Tessera sono occasioni, vanno accelerati i tempi per far sì che sia posata presto la prima pietra».