«È positivo che buona parte del consiglio comunale veneziano si sia espressa a favore. E un buon segno. Certo il consenso totale non è pensabile per una opera che rompe gli schemi, provocatoria come è sempre stato Pierre Cardin nella sua lunga carriera. I ritorni sociali sono stati chiariti, ci sono ora tantissime caselle da sistemare, aspetti da controllare, questioni da aggiungere e togliere, ma c'è buona volontà da parte di tutti, in primis i tecnici del Comune di Venezia. E attendiamo fiduciosi il parere definitivo dell'Enac». E alle agenzie ribadisce: «Non facciamo marcia indietro e non siamo disposti ad intervenire sull'altezza. Se l'Enac dà l'ok, il Palais Lumière si farà». Rodrigo Basilicati, nipote di Pierre Cardin, ingegnere e curatore della progettazione architettonica, con lo studio Alfieri, del megaprogetto del Palais Lumière, si dice soddisfatto per il voto in Comune di lunedì scorso. Il sindaco Orsoni ha ottenuto (28 sì, 3 no, una astensione) il via libera a partecipare domani, giovedì, alla conferenza di servizi in Regione. Prende il via un percorso, che come ammette lo stesso Basilicali, non si concluderà in un giorno. Ci vorrà tempo per esaminare ogni dettaglio del progetto da 2 miliardi e mezzo di euro per tre grandi toni alte fino a 250 metri. II primo scoglio da superare è la deroga da parte di Enac, preannunciata dal sindaco Orsoni e che va confermata da un parere ufficiale di un ente che opera «con professionalità e attenzione», ricorda Basilicati, «per valutare l'assenza di rischi, per noi è fondamentale». «Non sarà un mausoleo», continua a spiegare il nipote di Pier-re Cardin. «Mio zio ha scelto il luogo più brutto per creare un contrasto; puntava alla provocazione e per questo ha scelto uno spazio degradato. Si tratta di un'opera di architettura di testa, io la definisco così, perché Cardin è un artista con delle idee provocatorie. Io ho evoluto quelle idee. Se dovevo pensarlo da solo forse sarei arrivato ad un progetto diverso ma il bello è questo, è l'effetto sorpresa di questo progetto». Una risposta alle critiche di molti illustri architetti veneziani. «Posso capire lo sconcerto, qualcuno dice che assomiglia a una astronave ma l'effetto è voluto anzitutto per prendere tutto il vento e garantire l'autonomia energetica dell'edificio. La triplice vela serve a questo con la turbina sottostante». Basilica- ti continua: «A Parigi quando abbiamo presentato il progetto, ci avevano proposto otto sedi diverse. All'Accademia di Francia la presentazione è stata applaudita. Forse fi gli architetti hanno guardato al progetto scevri da ogni problema. Qui a Venezia siamo in un luogo dove i sentimenti dei vari architetti sono diversi. Fosse stato Foster a proporlo, forse, nessuno avrebbe obiettato, ma anche noi siamo di questo territorio. Le critiche le ascoltiamo, sono uno stimolo, specie quelle di architetti che stimo». Intanto il dibattito politico prosegue. Beppe Caccia (In Comune) motiva la sua astensione: giudizio sospeso per un progetto «presentato con un metodo inaccettabile, pieno d'incognite e criticità». Il sindaco «ora sia garante perla città». E il grillino Marco Gavagnin: «Ho votato contro ma non è una bocciatura, bensì una richiesta ai progettisti e all'amministrazione comunale di tutelare gli interessi dei cittadini e del paesaggio».
VENEZIA - Non è un mausoleo ma un'opera d'arte erompe gli schemi Parla Rodrigo Basilicati, il nipote di Pierre Cardin Soddisfatti del voto, nessun passo indietro sull'altezza
Il consiglio comunale veneziano ha approvato il progetto del Palais Lumière, un edificio di 2,5 miliardi di euro con tre grandi toni alte fino a 250 metri. Il progetto, presentato da Rodrigo Basilicati, nipote di Pierre Cardin, è stato accolto con favore dalla maggioranza dei consiglieri, ma ci sono ancora critiche e obiezioni. Il sindaco Orsoni ha ottenuto il via libera per partecipare alla conferenza di servizi in Regione e il progetto deve ancora superare la deroga da parte di Enac. Basilicati ha spiegato che il progetto è una risposta alle critiche di molti architetti veneziani e che è stato voluto per prendere tutto il vento e garantire l'autonomia energetica dell'edificio.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo