Salviamo il Maxxi. Diamo soldi al Maxxi, finalmente. Anzi no: privatizziamo il Maxxi, che soldi non ce ne sono e abbiamo un patrimonio artistico che va a scatafascio. Anzi ancora: diamo un pezzo dell'area del Maxxi a un privato che ci faccia su un bel polo del lusso. Gli esperti di arte-architettura-beniculturali, a Roma, ne parlano non-stop. I profani ascoltano a bocca aperta. E dopo un po' osano formulare l'unica domanda che gli viene in mente, pragmatica e burina, seppur piena di affetto per il quartiere Flaminio: ma perché accidenti qualcuno dovrebbe costruire un polo del lusso dietro piazza Mancini? Per attrarre visitatori d'alta gamma grazie al capolinea dell'Atac? Cosa c'è dietro? A chi giova, visto che al Maxxi stesso, se davvero il gruppo Lvmh costruirà una parte del progetto non finito di Zaha Hadid e lo terrà per quarant'anni, andranno solo 500 mila euro l'anno, che non servirebbero a molto? Le risposte sono vaghe, pessimiste, liquidatorie: non si sa se si farà. La procedura è complicata, chissà poi se si finirà mai e se il Maxxi ci guadagnerà qualcosa. E l'ennesimo pasticciaccio romano, comunque. Con al centro il museo d'arte contemporanea progettato benissimo e nato male. Elogiato da critici di tutto il mondo, povero di opere, soffocato dalla mancanza di fondi (due milioni di euro circa l'anno, una frazione di quel che ricevono omologhi esteri). Condannato a vivacchiare tra piccole mostre eroiche e iniziative, più che da Kunsthalle, da Pro Loco. Genere «aperitivo con l'autore» ma senza aperitivo (c'è il baretto, molto scenografico, volendo). E ora commissariato, causa disavanzo di gestione. Con partecipazione privata, non abbastanza privata, però (altrove, in altri Paesi, i «board of trustees» contano, decidono, investono, hanno agevolazioni fiscali per i loro investimenti). E ora, forse (ma insomma non si sa) con nuove destinazioni d'uso: nell'edificio non ancora costruito, che avrebbe dovuto ospitare biblioteca e archivi, potrebbe andare il «polo» (che polo? Di uffici, di negozi, di showroom?) della mega-compagnia francese che possiede Fendi e Louis Vuitton. Sul progetto, si diceva, c'è guerra tra bande. E ci dovrebbe essere un bando, per assegnare l'area; quelli di Lvmh, pare, non sono entusiasti, contavano su una procedura più spedita grazie al commissariamento. E gli addetti ai lavori si dividono. Tra chi keynesianamente sogna un Maxxi pubblico e ricco, una Grande Opera che stimoli creatività, turismo, mercato artistico. E chi venderebbe direttamente tutto ai privati. Suggerendo che qualche gruppo internazionale potrebbe essere interessato a creare lì un polo (sempre un polo), non o non solo del lusso, proprio dell'arte. Praticamente una ArtBasel al Flaminio, magari con un tocco giocai (una joint venture con gli imprenditori della movida di Ponte Milvio? Un percorso tra il Maxxi, l'Auditorium, il red carpet della Festa del cinema e i lucchetti dell'amore? Un ArtMoccia? La mente vacilla, i progetti sul Maxxi anche)