I privilegi della classe politica italiana, l'emigrazione dei nostri connazionali all'estero, la xenofobia ancora troppo diffusa e opprimente nel nostro Paese: sono solo alcuni dei più preoccupanti fenomeni dell'Italia che Gian Antonio Stella, editorialista e inviato del Corriere della Sera, oltre che scrittore, ha affrontato nella sua carriera. L'ultima denuncia è in Vandali, assalto alle bellezze d'Italia, libro-inchiesta pubblicato nel 2011 e scritto a quattro mani con il collega Sergio Rizzo. Il libro è una disanima dei tanti episodi di stupro ai danni di quella che potrebbe essere la prima risorsa del Bel Paese e che, invece, troppo spesso, giace in stato di abbandono: uno straordinario patrimonio artistico, monumentale e paesaggistico, che in molti casi non ha pari nel mondo. La denuncia di Stella, ora, sale sul palco e si fa spettacolo di teatro-giornalismo, attraverso cui il vincitore del premio Saint Vincent proverà a trasmettere al pubblico la dimensione del dramma che l'arte e la natura stanno vivendo in Italia, grazie alle musiche e le canzoni di Gualtiero Bertelli e de La Compagnia delle acque, oltre che a una serie di contributi fotografici. Stasera la pièce arriva in Puglia, nel castello di Monte Sant'Angelo, all'interno del cartellone di FestambienteSud. Stella, quali sono i luoghi di interesse storico-naturalistico più maltratti della Puglia? «In Puglia ci sono molte brutture lungo la costa, conseguenza di un grande assalto speculativo. Ma mi viene in mente anche il cosiddetto consumo "leggero" del territorio con pale eoliche e pannelli fotovoltaici a tutto spiano, messi giù con una protervia inaccettabile. Ovviamente nessuno di noi è contro le energie alternative, però c'è modo e modo, luogo e luogo. Se, per esempio, si abbattono campi di ulivi per far posto agli impianti di energia alternativa, beh, questa è una cosa che grida vendetta. Ora, forse, in Puglia si è cominciato a bloccare questo tipo di speculazione, ma per anni sono stati fatti disastri». E in Italia, quali gli esempi più eclatanti di cattiva gestione dei beni culturali? «Basta vedere la cittadella di Alessandria, culla del risorgimento militare, il primo luogo in cui viene affisso un manifesto che usa l'espressione "Unità d'Italia", il primo posto dove sventola il tricolore, eppure è in condizioni penose. Fa piangere a vedere in che stato è ridotto. E non è neppure una questione nord-sud: per ciò che riguarda il meridione, si può menzionare il disastro della Reggia di Carditello in Campania, una tenuta agricola e di caccia dei Borboni che è un capolavoro assoluto ed è praticamente cannibalizzata dai boss della camorra locale che sono andati a razziare di tutto: dai camini alle panchine, dai pezzi di affreschi ai capitelli, insomma un disastro. Sul versante naturalistico, poi, dai Nebrodi alle Alpi, c'è una montagna che, quando non è abbandonata, è seviziata dal cemento». Perché accade tutto questo? «C'è un deficit culturale grave, una cultura generale che ha perso per strada l'idea del bello. La cultura del bello, che in qualche modo apparteneva ai nostri nonni, va a perdersi ogni giorno di più. Salvatore Settis, ex direttore del Getty Center for the History of Art and Humanities di Los Angeles, e oggi professore al Museo del Prado di Madrid, oltre che presidente del comitato scientifico del Louvre, un archeologo di livello mondiale, dice che è difficile trovare una cosa che abbia più di 6o anni e che sia davvero brutta, come è difficile trovare una cosa che abbia meno di 6o anni e che sia davvero bella. Purtroppo è così. È andata perduta una cultura della bellezza che era patrimonio dell'Italia e che io credo sia indispensabile recuperare. Monsignor Giancarlo Bregattini, già vescovo di Locri, dice, a mio avviso giustamente, che un ragazzo che cresce in un posto brutto è più facile che cresca 'brutto". Secondo Bregantini la mafia ha bisogno della bruttezza. Un discorso giustissimo, che sottende ad un altro concetto: l'estetica è anche etica. Ne risente anche il turismo? Come se non bastasse, inoltre, i più recenti dati del World Economic Forum dicono che l'Italia ricava dal turismo il 3,2 per cento della propria ricchezza. E una percentuale miserabile, vergognosa, e conferma il concetto che se noi investissimo di più nella cultura, nella bellezza, nella cura del paesaggio, avremmo anche economicamente delle carte in più da giocare». In definitiva chi sono i vandali d'Italia? «Sono tanti. È un vandalo il ministro che, come ha fatto Giuliano Urbani, cambia il codice dei beni culturali in cui non è previsto l'arresto dei tombaroli che vengono trovati in possesso di un grande reperto archeologico. Come vandalo è il cittadino che costruisce la casa abusiva infischiandosene delle regole. Però è fuor di dubbio che chi ha più responsabilità sono gli amministratori che non riescono a costituire una rete di regole serie per tutelare il miglior patrimonio d'Italia e non sanzionano a sufficienza le trasgressioni».