Il ciclo pittorico della cappella dedicata a Santa Brigida e la tela attribuita a Carreca TORNANO alla luce i preziosi tesori d'arte siciliana del diciassettesimo e diciottesimo secoli, custoditi all'interno della chiesa di Santa Maria della Catena, in piazzetta delle Dogane, all'angolo con corso Vittorio Emanuele. I lavori di restauro appena ultimati, sono stati progettati ed eseguiti da Mauro Sebastianelli, consulente per la conservazione e il restauro della diocesi di Palermo, sotto la supervisione della Soprintendenza dei Beni culturali. Il restauro che sarà presentato ufficialmente alla città, venerdì alle 21,15, ha coinvolto il dipinto su tela raffigurante "Santa Brigida in gloria" e il ciclo di stucchi e affreschi "Vergine che incorona Santa Brigida", "Santa Brigida in gloria" e "Cristo che mostra il suo costato insanguinato" che decorano la prima cappella a destra, dedicata, appunto, a Santa Brigida. La tela, opera di grande pregio e alta qualità tecnica, è databile agli inizi del diciassettesimo secolo ed è attribuita per tradizione all'artista trapanese Andrea Carreca, ma più probabilmente è stata realizzata da un pittore ancora ignoto. Si tratta di una pala d'altare raffigurante "Santa Brigida in gloria" che prima del restauro mostrava un evidente stato di degrado, sia per l'invecchiamento dei materiali costitutivi, sia per le cattive condizioni in cui è stata conservata nel tempo e che l'hanno vista oggetto di infiltrazioni d'acqua e di una pesante umidità. Il restauro, inoltre, ha consentito di ripristinare la funzionalità del telaio attraverso specifiche operazioni di pu-litura, consolidamento del legno con resina acrilica e reintegrazione plastica e pittorica delle lacune. Sul dipinto, invece, è stato eseguito un preconsolidamento degli strati pittorici, per poi procedere con la foderatura del supporto, mantenendo però la precedente tela da rifodero e applicando sui bordi delle fasce di tessuto. Infine, si è concluso l'intervento con la stuccatura delle lacune e la riconfigurazione pittorica dell'immagine. Anche la cappella che contiene il ciclo di stucchi e affreschi, risalenti al diciottesimo secolo del pittore Olivio Sozzi, versava in un pessimo stato di conservazione e in alcune parti, era stata sottoposta a drastiche ridipinture nel tentativo di "rinnovare" nel tempio l'immagine complessiva. Così il restauro ha avuto l'obiettivo di mettere in sicurezza le opere della cappella sul piano strutturale, ma anche di riconfigurarle dal punto di vista estetico. I lavori di restauro, effettuati secondo criteri scientifici e con una metodologia sempre rispettosa dell'autenticità della materia antica, sono stati realizzati grazie a un finanziamento dell'associazione "Amici dei musei siciliani", presieduta da Bernardo Tortorici di Raffadali, che gestisce la chiesa ed è riuscita a ricavare i fondi necessari ai lavori, proprio attraverso gli incassi ottenuti con le visite al pubblico. Per restituire il valore integro delle opere, inoltre, sono stati condotti degli accurati studi conoscitivi delle opere, allo scopo di eseguire un intervento corretto e non invasivo che potesse garantire il rispetto, non solo della preziosità del manufatto, ma anche del passaggio del tempo.